Quando i piccoli immigrati proteggono i grandi

La Corte di giustizia europea ha stabilito che, in base al diritto comunitario (l’art. 20 TFUE), un paese dell'Unione non può negare il permesso di soggiorno né quello di lavoro agli immigrati, anche non in regola, se genitori di minori che,  nati sul suo territorio ne hanno acquisito la cittadinanza. Per la semplice ragione che la non concessione, al padre ed alla madre, dei documenti che la legge impone agli stranieri, ne comporterebbe la possibile espulsione finendo per privare i minori del godimento, reale ed effettivo, dei diritti connessi al loro status di cittadini europei. Visto che i piccoli verrebbero costretti  ad abbandonare lo stato che ospite per seguire i genitori nella terra d'origine. Un principio che la sentenza estende, per analogia, anche al permesso di lavoro che rappresenta per i genitori lo strumento necessario per assicurare al nucleo familiare un tenore di vita minimo ma decoroso.

In allegato:
  • Corte di giustizia dell'Unione europea - Procedimento C-34/09
  • Flussi, le domande pervenute

    In Italia il Ministero dell’interno ha diffuso l'aggiornamento dei dati sulle domande relativamente ai flussi di ingresso di lavoratori stranieri non stagionali. Si può notare che, nonostante è possibile inoltrare le richieste fino al 30 giugno, quelle pervenute hanno già superato le quote autorizzate dal Governo.

    In allegato:
  • Ministero dell'Interno, Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione - Decreto Flussi 2010 - Andamento domande pervenute Click Day 3 - 3 Febbraio - Distribuzione delle domande
  • Ministero dell'Interno, Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione - Decreto Flussi 2010 - Andamento domande pervenute Click Day 3 - 3 Febbraio
  • Palazzo Chigi Vs Regione Campania

    In Italia anche gli immigrati senza carta di soggiorno hanno diritto alle prestazioni sociali. Lo ha stabilito la Consulta, respingendo tutte le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Governo sulla genericità degli articoli di legge varati dalla Regione Campania, volti a garantire il diritto alla casa, all’istruzione, al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all’attività di mediazione interculturale e alle prestazioni sanitarie e assistenziali per tutti “i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea, gli apolidi, i richiedenti asilo e i rifugiati, presenti sul territorio nazionale”. Che, secondo Palazzo Chigi, spalancano le porte del welfare anche a chi non è in possesso del permesso di soggiorno. La Corte Costituzionale ha, invece, ribadito che le Regioni, negli ambiti di propria competenza, sono libere di mettere in campo tutte le azioni necessarie per la tutela dei diritti fondamentali riconosciuti dalla nostra Costituzione, anche a favore degli immigrati irregolari. Da sottolineare, inoltre, che la normativa in questione non viola la legislazione nazionale, visto che in materia di accesso all’abitazione prevede comunque il requisito del possesso del titolo di soggiorno come stabilito dal Testo unico sull’immigrazione.

    In allegato:
  • Regione Campania, Legge regionale n.6 - 2010
  • Corte Costituzionale, Sentenza n.61 - 2011
  • I piccoli stranieri sui banchi di scuola

    In Italia è stato stimato che nel 2015-2016 il numero degli alunni stranieri iscritti al primo anno delle elementari raggiungerà quota 100 mila: il 17% di tutti i nuovi iscritti.

    In allegato:
  • Fondazione Giovanni Agnelli - I figli dell’immigrazione nella scuola italiana 2010 - sintesi
  • Fondazione Giovanni Agnelli - I figli dell’immigrazione nella scuola italiana 2010
  • L’imprenditoria parla straniero

    In Italia il mondo dell’imprenditoria è sempre più nelle mani degli immigrati. Nel 2010, infatti, i capitani d’impresa nazionali sono diminuiti dello 0,3% rispetto all’anno precedente, contro un +4,5% degli stranieri. Un trend in atto già da qualche anno specie nel periodo che va dal 2005 al 2009, quando il -2,1% dei manager italiani è stato compensato da un +28,5% degli imprenditori venuti dall’estero. Ma qual è il volto di questa nuova classe imprenditrice che nel nostro Paese è arrivata a toccare quota 621.830? Hanno un’età compresa tra 30 e 49 anni e provengono in particolare dal Marocco dalla Romania e dalla Cina. I settori di attività preferiti sono quello dei servizi (35,2%), del commercio (29,5%) e delle costruzioni (22,2%). Questa la fotografia scattata dal centro studi Fipe (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi).Leggi anche i dati della Fondazione Leone Moressa

    In allegato:
  • FIPE - Comunicato Stampa
  • AAA cercasi immigrati per l’esercito

    In Germania le forze armate potrebbero presto aprire i propri ranghi anche ai non tedeschi. La proposta, che rappresenterebbe una novità assoluta nello scenario del Vecchio Continente, è stata fatta nel libro bianco dedicato dal Ministero della Difesa alla riorganizzazione delle strutture militari. Il documento, pur non entrando nei dettagli, riconosce, infatti, l'improcastinabile necessità di consentire l'arruolamento di tutti i residenti sul territorio patrio, a prescindere dalla loro nazionalità. Secondo il portavoce del Ministero, Steffen Moritz, questo provvedimento potrebbe interessare non solo i giovani di altri paesi dell'Unione, ma anche quelli provenienti da un limitato gruppo di paesi terzi, ancora da definire. La verità è che, dopo la recente abolizione della leva obbligatoria, Berlino ha deciso di puntare, anche a fronte dei crescenti impegni nello scacchiere internazionale, su una più elevata professionalizzazione delle sue truppe, “immigrati qualificati” compresi.

    Sicurezza sociale, scontro Bruxelles-Madrid

    La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro il governo di Madrid per discriminazione nei confronti dei pensionati di altri paesi Ue perchè non riconosce loro, come invece fa per i suoi cittadini, la gratuità dei medicinali. Cosa che secondo l’esecutivo di Bruxelles rappresenta una violazione della normativa comunitaria in materia di sicurezza sociale. In base alla quale tutti gli europei in pensione, anche se temporaneamente soggiornanti fuori dei propri confini, hanno diritto, semplicemente esibendo la tessera sanitaria, alle cure ed ai farmaci alle stesse condizioni godute dagli spagnoli. Cosa che oggi, invece, non è visto che le autorità iberiche richiedono ai senior stranieri la presentazione di un documento che certifichi, in lingua spagnola, la loro condizione di pensionati. Una procedura che di fatto annulla l’efficacia della tessera europea di assicurazione malattia, nata proprio per semplificare le procedure e ridurre i balzelli burocratici del passato. “Accanto al libero mercato l’Europa deve garantire anche standard minimi di accesso alle cure per tutti coloro che liberamente  si muovono da un paese all’altro. Ho l’impressione che siamo ancora lontani dall’assicurare pienamente i diritti della European Health Insurance Card”, sostiene l’eurodeputata slovacca Edit Bauer. Che continua, “Per questa ragione l’infrazione denunciata dalla Commissione è completamente giustificata ed in favore dei cittadini”.

    In allegato:
  • European Commission - Press release
  • Minori stranieri, rompicapo europeo

    Nell’UE il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati continua a crescere ponendo gli stati membri di fronte all’urgenza di soluzioni concrete e nuove misure. Così come invocato lo scorso 8 febbraio dal Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa Thomas Hammarberg, il quale ha aspramente criticato il ricorso alla detenzione forzata dei piccoli immigrati in molti paesi del Vecchio Continente. Pratica che, attraverso un esame delle principali lacune normative e buone pratiche di 8 stati UE (Spagna, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Italia, Romania Svezia), viene anche denunciata in un rapporto stilato da tre Ong del settore per conto della Commissione Europea. Quest’ultimo documento ribadisce anzitutto la confusione semantica sul concetto stesso di minori stranieri non accompagnati.  La definizione adottata a livello comunitario è stata incorporata nei soli ordinamenti di Grecia, Ungheria e Romania, mentre Francia e Spagna non la contemplano nemmeno. Altra e più importante criticità è l’ampiezza del fenomeno, i cui contorni restano assai sfumati: sui numeri non c’è certezza ma si può dire che circa l’80% dei minori individuati sono di sesso maschile e hanno tra i 15 e i 17 anni. Alcuni paesi garantiscono un soggiorno automatico: un diritto che, secondo il documento, dovrebbe essere esteso a tutta l’UE e affiancato dalla possibilità di acquisire un permesso di lunga durata una volta raggiunta la maggiore età.

    In allegato:
  • France terre d’asile,The reception and care of Unaccompanied minors. In eight countries of the European Union, 2010