L’immigrazione del futuro

Secondo un recente studio del Cnel nei prossimi 40 anni il flusso migratorio maggiore in Europa arriverà dal Continente nero: gli stranieri provenienti dai paesi del Nord Africa passeranno da 213 a 321 milioni e quelli dalle aree sub sahariane da 863 milioni a 1,7 miliardi.

In allegato:
  • Cnel - Flussi di popolazione, strutture socio-economiche, prospettive migratorie dell'area euro-africana, 2011
  • Attenzione al tuo nome in lituano!

    Il diritto dell’Unione non osta al rifiuto di modificare i cognomi ed i nomi che compaiono negli atti di stato civile purché detto rifiuto non sia tale da generare seri inconvenienti per gli interessati. E’ quanto deciso dalla Corte Ue in una sentenza del 12 maggio sulla registrazione, negli atti di stato civile di uno Stato membro, dei nomi e dei cognomi di cittadini dell’Unione.

    In allegato:
  • Corte di Giustizia dell'Unione Europea, Procedimento C-391/09
  • Su Schengen ricordatevi di Sagunto

    Mentre su Schengen aumentano veti, ripicche e malumori, le istituzioni di Bruxelles traccheggiano senza prendere decisioni. Una situazione al limite della paralisi emblematicamente confermata dall’inconcludente esito del vertice di ieri tra i ministri degli interni e della giustizia dei 27. Aperto e chiuso, nel giro di poche ore, con un nulla di fatto. Dum Romae consolitur, Saguntum expugnatur. Un’ammonimento della storia passata che assume oggi i contorni di una concreta, minacciosa profezia per il cammino, ogni giorno più incerto, dell’Unione Europea. Che rischia di sommare un default di leadership politica a quelli dell’economia, di Grecia e Portogallo in primis. Criticare e chiedere di modificare un sistema di regole nato più di vent’anni fa, ed in vigore da oltre quindici, in sé e per sé non è  un delitto di lesa maestà. Innanzitutto perché è un diritto legittimo e riconosciuto delle singole amministrazioni nazionali. Ma soprattutto perché una materia tanto delicata quanto scottante come quella delle regole dei controlli alle frontiere e della libera circolazione delle persone ha bisogno come il pane di essere costantemente, sistematicamente aggiornata. E’ giusto migliorare ma non tornare in dietro. Sta qui  il nodo della questione. Di fronte ad un’opinione pubblica disorientata ed impaurita, ed a governi che pur di recuperare qualche punto percentuale nel consenso degli elettori chiedono ad oras e con le più disparate motivazioni di modificare Schengen, evocando rischi e minacce “esterni” , l’Europa comunitaria non può fare spallucce e guardare da un’altra parte. Nella speranza che la nottata prima o poi passi. Da qui il rischio di default politico prima menzionato. Incapace di risolvere l’insostenibile ambiguità costituzionale nella quale da tempo vivono l’Unione ed i suoi membri.  I governi nazionali , infatti, non hanno più i pieni poteri e la libertà di decidere come nel passato. Ma il passaggio ad una organizzazione federale delle attuali Istituzioni non è prevista dall’agenda dei lavori e neppure, cosa forse più grave,  nel programma di qualche illuminato che, come i Padri Fondatori, abbia il coraggio di guardare se non all’orizzonte almeno avanti.

    Schengen, l’Ue decide di non decidere

    “Un dibattito di qualità”, niente di più. Nella conferenza stampa di oggi, giovedì 12 maggio, la commissaria europea Cecilia Malstrom ha riassunto così, in sintesi, quanto avvenuto il 12 maggio all’incontro dei ministri dell’Interno UE, riuniti per discutere la proposta dell’Esecutivo di Bruxelles di modifica degli accordi Schengen, in seguito alla richiesta espressa in questo senso da Francia e Italia. Nulla di nuovo quindi. Forse, ha dichiarato il ministro  ungherese Sándor Pinter, un accordo tra i paesi membri potrebbe essere raggiunto il prossimo mese di giugno. L’unica certezza è che la Danimarca ha informato la Commissione della decisione di reintrodurre, tra 2-3 settimane, i controlli doganali alle frontiere interne con la Germania.

    2) Giovani stranieri, nuovi cittadini

    Analizzando le scelte formative dei giovani che provengono dall’immigrazione, non pare, come abbiamo visto nella prima puntata, il caso di parlare di gender gap. Con molta probabilità, lo slancio motivazionale con cui i figli degli immigrati stanno affrontando la sfida formativa neutralizza, per così dire, le distinzioni intra-famigliari e intra-culturali, anche laddove fossero particolarmente rimarcate. La situazione è più diversificata, invece, se entriamo nel dettaglio delle cittadinanze di provenienza.

    In particolare, osservando i dati della Regione Lombardia (dove si concentra il 24% degli alunni stranieri in Italia), si nota, innanzitutto che la percentuale di femmine complessiva (47%) è al di sotto della media nazionale, valore che è ridotto dal peso numerico di alcune collettività presenti sul territorio lombardo.  La tab. 1 mostra per la Lombardia tassi di femminilizzazione variabili tra le prime 10 cittadinanze.

    Tab. 1 – Primi 10 paesi di cittadinanza (solo Pfpm) degli alunni stranieri iscritti nei diversi gradi dell’istruzione  - Lombardia - v.a. e % femmine



    Fonte: ns. Elaborazione su dati Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia - a.a. 2007/08

    In effetti, la scelta di far studiare i figli indipendentemente dal genere è diffusa maggiormente nelle famiglie marocchine, albanesi, romene, ecuadoriane e cinesi, fra le quali si osserva una percentuale di femmine iscritte a scuola in linea con le femmine residenti. Sono invece le nazionalità indiana, egiziana, pakistana a presentare uno squilibrio tra gli iscritti a scuola a favore dei maschi. Si aggiungano infine altre nazionalità (che vedono gruppi di alunni meno numerosi) nelle quali spicca l’elevato tasso di mascolinità: Tunisia, Serbia-Montenegro, Senegal, Sri-Lanka, Bangladesh, Bosnia-Erzegovina, Camerun.
    Passando a considerare i percorsi scolastici post-obbligatori nelle prime 10 cittadinanze (Tab. 2), la presenza femminile in alcune di esse è maggiormente visibile rispetto al dato precedente.

    Tab. 2 – Primi 10 paesi di cittadinanza (solo Pfpm) degli alunni stranieri iscritti nella scuola secondaria di II grado - Lombardia - v.a. e % femmine



    Oltre alla diversa posizione nella graduatoria, Albania, Romania, Ecuador, Cina e Filippine nella scuola secondaria di II grado vedono aumentare il tasso di femminilizzazione dei rispettivi studenti (di uno-due punti percentuali) rispetto al dato complessivo, mentre il Marocco e l’Egitto scendono di due punti percentuali ciascuno (segno che una parte di adolescenti di queste cittadinanze non viene iscritta a un percorso di studi secondari); l’India passa dal 41% al 46% di ragazze iscritte, dato positivo che però evidenzia ancora una disparità nell’accesso femminile agli studi, infine il Pakistan – che non rientra nelle prime 10 cittadinanze nella scuola superiore di II grado – esercita una chiusura evidente nei confronti delle ragazze, facendo registrare un abbassamento del tasso di presenza femminile dal 39,1% complessivo al 30,5% delle scuole secondarie di II grado .
    Anche nei percorsi universitari si può verificare l’esistenza di ostacoli e ‘favoritismi’ di genere entro le diverse nazionalità. Distinguendo per continenti di provenienza, i tassi di femminilizzazione degli iscritti universitari sono a favore delle donne tra i paesi dell’Unione Europea (65,8%), negli altri paesi d’Europa (63,8%) e nel continente latino-americano (65,6%). Tra chi proviene da Paesi in Africa e in Asia, la quota dei maschi iscritti a un percorso di laurea supera quella delle femmine (Africa: 44,6%; Asia: 46,4%). Con maggior grado di dettaglio, la Tab. 3 presenta i tassi di femminilizzazione degli universitari nelle prime 10 collettività con cittadinanza straniera, distinguendo tra percorsi di laurea e post-lauream.

    Tab. 3 – Primi 10 paesi di cittadinanza (solo Pfpm) degli iscritti all’università in Italia - corsi di laurea e post-lauream - v.a. e % femmine


    Fonte: ns. Elaborazione su dati Miur, Ufficio statistica rilevazione studenti stranieri a.a. 2007/08

    L’investimento nei percorsi di istruzione superiore è dunque più consistente tra gli immigrati che provengono da Paesi europei, sia appartenenti all’Unione (Grecia, Polonia, Romania) che esterni (Albania, Croazia, Serbia-Montenegro), paesi che esprimono una forte domanda di qualificazione femminile. Nella graduatoria delle prime 10 nazionalità, è significativa la presenza di studenti cinesi, sia nei percorsi di laurea che in quelli post-lauream, tra i quali le appartenenze di genere sono equilibrate. Tra i paesi che mostrano un gender gap rilevante troviamo infine Camerun e India, gli unici ad entrare nella graduatoria dei più rappresentativi in Italia fra quelli che mostrano meno propensione a far studiare le ragazze .

    Il poliglotta viaggia online

    La maggioranza degli internauti europei (55%) dichiara di consultare abitualmente pagine web in una lingua diversa da quella d’origine.  La prima indagine Eurobarometro sulle preferenze linguistiche degli utenti del Vecchio Continente, pubblicata lo scorso 11 maggio, rivela tuttavia grandi disparità tra i 27 paesi membri. E non mancano le sorprese. Emerge, infatti, che i più inclini a “navigare” in lingua straniera sono nell’ordine i maltesi, i lussemburghesi, i ciprioti, i greci, gli sloveni e gli svedesi. Ultimi in classifica, dopo inglesi e irlandesi, i cechi, gli italiani, gli ungheresi, gli slovacchi ed i francesi. Inutile dire che, come previsto, l’inglese si qualifica come la lingua franca per eccellenza, seguita dal francese, dal tedesco e dallo spagnolo.

    In allegato:
  • European Commission, Flash Eurobarometer. User language preferences online, 2011
  • Immigrati in prima pagina

    Nel 54% delle notizie pubblicate sui quotidiani toscani, gli stranieri vengono qualificati in base alla nazionalità. Quella cinese in testa (19,4%), seguita dalla romena (19%), dall’albanese (14,6%) e dalla marocchina (10,9%). Da notare, inoltre, che l’immigrazione è un tema trattato soprattutto negli articoli di cronaca. Lo rivela una ricerca del gruppo Rimedia dell’Università di Firenze realizzata in collaborazione con il Cospe.

    In allegato:
  • Gruppo di ricerca RIMEDIA, La rappresentazione dei migranti nei quotidiani toscani, 2011 - Slides
  • Una guida per gli immigrati

    Da oggi gli immigrati residenti in Italia hanno uno strumento in più per la loro integrazione lavorativa. Infatti è stato pubblicato on line l’opuscolo “Le parole del lavoro. Guida pratica per non sentirsi stranieri nel mondo del lavoro”, realizzato dalla Caritas di Roma, che vuole assistere l’immigrato in tutte le fasi della vita di un lavoratore.

    In allegato:
  • Caritas Roma, Le parole del lavoro. Guida pratica per non sentirsi stranieri nel mondo del lavoro, 2010
  • Belgio, 10 anni d’immigrazione dall’Est Europa

    In Belgio, negli ultimi 10 anni, si è assistiti ad un aumento del flusso d’immigrati dai paesi dell’Europa dell’est, ed in particolare dalla Polonia, dalla Romania e dalla Bulgaria. Secondo i calcoli resi noti in uno studio del sindacato nazionale dei lavoratori CSC, tra il 1997 e il 2008 il numero degli immigrati polacchi è passato da 6mila a quasi 31mila, quello dei rumeni da 2mila a 15 mila, mentre quello dei bulgari da mille a quasi 7mila. La stragrande maggioranza di questi nuovi arrivati, tra loro moltissimi giovani under-35, è concentrata a Bruxelles ed è in gran parte occupata in settori quali l’edilizia, l’industria della carne, la raccolta della frutta e il campo socio-sanitario. Inoltre, negli anni è cambiata anche la composizione per sesso di queste comunità immigrate. Infatti, se in passato chi emigrava in Belgio era soprattutto donna, oggi c’è stato un riequilibrio di genere. Senza dimenticare come sottolineano gli autori dello studio, che il più delle volte questi lavoratori sono pagati in nero o ricevono un salario molto basso. Di qui, l’appello lanciato alle istituzioni nazionali per un monitoraggio capillare del mercato del lavoro con l’obiettivo di individuare tutte quelle aziende non in regola con il rispetto dei diritti sociali.