Ue, la Svizzera frontiera della previdenza sociale per gli immigrati

Secondo la Corte UE, nel caso in cui un cittadino di un paese terzo risieda legalmente in uno Stato membro dell’Unione europea e lavori in Svizzera , nei suoi confronti non si applica la normativa europea n. 859 (2003), che estende agli stranieri le disposizioni dei regolamenti n. 1408/71 e n. 574/72 sul trasferimento delle prestazioni sociali tra gli Stati membri allo scopo di agevolare la libera circolazione delle persone.

In allegato:
  • Corte di Giustizia Europea, Procedimento C-247/09
  • Test d’italiano on line

    In Italia il 9 dicembre prossimo entrerà in vigore il decreto con cui il Ministero dell’interno ha previsto che i cittadini stranieri potranno inoltrare alla Prefettura, per via telematica, le domande di partecipazione al test di lingua italiana, propedeutico alla richiesta del permesso comunitario per i soggiornanti di lungo periodo.

    In allegato:
  • Ministero dell'interno - Il test di lingua italiana: il procedimento e i soggetti coinvolti - 2010
  • Ministero dell'interno - Circolare n.7589 / 2010
  • L’integrazione comincia dal nome

    Nel Bel Paese sono sempre di più gli immigrati che scelgono un nome italiano per i propri figli. Tra gli stranieri di seconda generazione nati nel 2008, infatti, spopolano Sara, Alessia, Giulia e Sofia per le bambine e Matteo e Alessandro per i bambini. Più o meno come fanno i genitori italiani, che rispetto al passato, anziché i nomi esotici, scelgono quelli più tradizionali. Come Francesco, Alessandro, Andrea, Matteo e Lorenzo per i maschi e Giulia, Sofia, Martina, Sara e Chiara per le femmine. Per il 20 novembre, Giornata mondiale dell’infanzia, per celebrare la Convenzione Internazionale dell’ONU (che nel 1991 è stata ratificata anche dall’Italia con la legge n. 176), Save the Children ha realizzato un atlante sugli oltre 10 milioni di minori presenti sul territorio nazionale, corredato da un sito web interattivo.

    In allegato:
  • Save The Children - ATLANTE DELL'INFANZIA (A RISCHIO) IN ITALIA, 2010
  • Novità alle frontiere Schengen

    Un meccanismo più efficiente per valutare la corretta applicazione degli accordi di Schengen. E’ la proposta presentata dalla Commissione Europea lo scorso 16 novembre a Consiglio e Parlamento europeo. L’attuazione della normativa sulla libera circolazione nell’UE è nei fatti ancora prigioniera di alcune criticità, quali la persistenza di controlli doganali sulle ex frontiere interne e la presenza di ingombranti infrastrutture che rallentano la circolazione transazionale. Tanto che lo stesso Esecutivo di Bruxelles se ne era lamentata in un rapporto diffuso due mesi fa. In quest’ottica il rafforzamento del monitoraggio dovrebbe, ad esempio, condurre finalmente alla introduzione di ispezioni a sorpresa e al dispiegamento di task force di esperti con specifiche competenze legali. La novità è che la Commissione invoca per se stessa un ruolo di coordinamento più chiaro e indipendente nel processo di valutazione fino ad ora rimasto saldamente nelle mani degli stati membri.

    In allegato:
  • EU Commission - Proposal on the establishment of an evaluation mechanism to verify application of the Schengen acquis, 2010
  • Romania, studiare nella propria lingua madre

    Il Senato di Bucarest ha licenziato un testo che prevede il diritto, per i cittadini appartenenenti a minoranze linguistiche, di studiare e frequentare corsi di formazione professionale nella propria lingua madre. Fino ad oggi questa facoltà era prevista solo per la scuola dell’obbligo.

    In allegato:
  • Senatul României - Expunere de motive - Presenta initiativa legislativa are ca obiect de reglamentare posibilitatea de organizare a unor cursuri de calificare in limba minoritatilor nationale - 2010
  • Repubblica Ceca, bambini Rom discriminati

    La Repubblica Ceca  continua a ignorare una sentenza della Corte europea dei Diritti Umani che ne censurava la sistematica segregazione scolastica di bambini di etnia rom. I quali in effetti continuano ad essere in maggioranza relegati dalle autorità nazionali in istituti per disabili o classi di sostegno (cosa che avviene anche in Croazia e Grecia).  Sulla scorta di questa insostenibile situazione l’ECCR, il Centro europeo per la difesa dei diritti dei Rom, assieme alle associazioni Open Society Justice Initiative e Greek Helsinki Monitor, ha presentato una mozione di denuncia al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che si riunirà il prossimo 30 novembre.

    Lotta alle discriminazioni

    In Italia nel 2010 l’Unar (l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ha avviato 615 procedimenti di accertamento su possibili episodi di discriminazione in base alla razza ed all’etnia. Un numero quasi doppio rispetto ai 383 del 2009. Questi dati sono stati resi noti a Milano in occasione della presentazione della campagna di promozione della cultura rom e sinti “Dosta!”

    In allegato:
  • Unar - Comunicato stampa
  • 2) “Buoni immigrati, cattivi immigrati”

    Non solo politici. Il dibattito in corso sull’integrazione degli immigrati in Germania, continuando incessantemente a presidiare le prime pagine dei giornali e i titoli di testa dei tg, ha suscitato reazioni anche dagli innumerevoli esponenti della società civile e del mondo dello spettacolo con un background straniero.
    Sibel Kekilli, di origini turche, astro nascente del cinema tedesco, sembra in apparenza convenire con le idee della Merkel. In una recente intervista a Der Spiegel ha dichiarato che la nuova generazione di immigrati appare sempre più isolata. “I loro genitori difficilmente dovranno fare uno sforzo per integrarsi, le spose che arrivano dalla Turchia non devono frequentare corsi di lingua”.
    D’altro canto la giovane attrice sottolinea come la maggior parte dei giovani immigrati non siano ancora completamente accettati nella società tedesca. “I ragazzi dall’aspetto mediterraneo non possono entrare nei locali, un uomo con un nome dal suono straniero non avrà mai un appartamento se anche un tedesco ha fatto domanda per lo stesso. Non sorprende quindi che molti si sentano frustrati e per questo si auto-escludano”.
    Eppure, qualsiasi giudizio su immigrazione e multiculturalismo non può non fare i conti con la demografia, in un paese che ha un tasso di natalità tra i più bassi in Europa. Gli esperti dicono che la riduzione di lavoratori qualificati in atto in Germania peggiorerà ulteriormente in vista della ripresa economica e dell’invecchiamento della popolazione. Il che significa che il paese continuerà ad aver bisogno di mano d’opera qualificata.
    Non a caso, Hans Heinrich Driftmann, presidente della camera di commercio tedesca, avverte che l’ammanco di 400mila lavoratori tra ingegneri e artigiani specializzati sta costando all’economia tedesca 25 miliardi di euro all’anno, l’equivalente dell’ 1% del PIL. La prospettiva qui si rovescia. L’immigrazione diventa un valore piuttosto che un peso. E, in più, non è detto che la Germania appaia ancora come una terra promessa agli immigrati.
    Secondo Vural Öger, uomo d’affari e padre del fortunato business Öger Tours, molti turchi preferirebbero infatti tornare in patria, più di quanti vogliano andare in Germania. “Il problema è che quelli qualificati che servono all’economia tedesca abbandonano il Paese a causa del  clima qualche volta ostile e discriminatorio contro gli stranieri. Mentre chi non ha qualifica rimane più facilmente per beneficiare dello Stato sociale”.
    Oger sostiene la necessità di una massiccia offensiva , appoggiata dai politici e dai media dal momento che l’integrazione in Germania funziona principalmente attraverso l’istruzione e il lavoro. “L’apprendimento del tedesco, preferibilmente già all’asilo nido diventa fondamentale. Dovremmo usare lo stesso modello di integrazione degli USA che richiede agli immigrati di imparare la lingua, la storia e la costituzione, superare un test e infine, diventare cittadino”.
    Certo, come avverte Memet Kilic, comunque vada a finire la querelle, non se ne possono nascondere i potenziali effetti negativi. “Gli immigrati sono visti come un peso, il che scoraggia molti lavoratori qualificati dalla possibilità di venire in Germania”.



    Vedi anche:



    1) “Buoni immigrati, cattivi immigrati”