Non scherziamo col fuoco

In Italia sull’immigrazione sembra proprio che ci sia qualcuno deciso ad innervosire ed incattivire la pubblica opinione più di quanto già non lo sia. Ne è prova la recente sentenza emessa dalla Cassazione che a Corti riunite ha accolto il ricorso di una cittadina nigeriana contro la convalida del decreto di espulsione per sfruttamento della prostituzione decisa dal Tribunale di Perugia nel marzo 2009. Con l’argomentazione che il suo allontanamento dai figli, per altro già dati in affidamento dai servizi sociali ad una famiglia italiana, rischiava di confliggere con il principio, sancito dalla Convenzione di New York  sui diritti dell’infanzia, della tutela del supremo interesse dei minori. Di conseguenza doveva considerarsi superato il principio di “eccezionalità” che, in base alla legislazione italiana, consente di derogare alle norme sull’immigrazione irregolare e clandestina e di vietare la separazione dei figli dai genitori. Un principio che ha senso e può essere compreso anche dall’ultimo dei cittadini solo se riguarda comportamenti che, per quanto contra legem, rientrano nella fattispecie dei cosiddetti “reati buoni”. Allora sì che il legame genitori figli va, nella misura del possibile, tutelato. Anche chiudendo un occhio. Quando è in ballo la sorte dei minori le leggi vanno infatti lette ed interpretate usando il cuore e non solo il cervello. Un padre ed una madre, buoni ed onesti lavoratori, restano tali anche senza il permesso di soggiorno. E non c’è dubbio che in casi del genere il dettato della Convenzione di New York ha una valenza legale e non solo morale. Ma se così non è? Se il padre è assente perché non esiste, e la madre non viola la legge per fame, come nel film l’Oro di Napoli,  ma sfrutta quella di altre donne per costringerle a prostituirsi, perché trasformare le piccole, innocenti vittime del suo poco amore in complici di una palese violazione delle norme? Siamo convinti che una lettura meno astrusa ed astratta dei dettami internazionali in tema di infanzia avrebbe forse potuto suggerire ai Supremi Magistrati non solo di convalidare il decreto di espulsione di una cattiva immigrata ma di ordinare, per il bene dei minori, l’immediato allontanamento dal suolo patrio di una madre tanto sciagurata.

I nuovi volti della scuola

In Lombardia l’11,3 % della popolazione scolastica è composto da stranieri. Le percentuali più alte si registrano a Mantova (19%), Brescia (18%), Cremona e Lodi (16-17%). Cifre di gran lunga superiori a quella del 7% a livello nazionale. Il 47% di questi “nuovi studenti” è composto di ragazze con un profitto scolastico mediamente più alto rispetto a quello dei maschi. Si conferma ,dunque, il trend degli ultimi anni con una forte crescita degli alunni con cittadinanza non italiana in tutti gli ordini di scuola. Negli istituti primari, infatti, su 100 alunni i figli di immigrati sono 13 ed in quelli secondari poco più di 7. Per quanto riguarda le scelte post obbligo la maggior parte di questi giovani opta per gli istituti tecnico professionali (oltre l’80%). I paesi di maggiore provenienza sono Marocco, Albania e Romania seguiti da Egitto, Cina, India e Filippine.

In allegato:
  • Fondazione Cariplo - Gli alunni stranieri nella realtà lombarda, 2010
  • La Germania promuove la diversità

    Il Ministero Tedesco per la famiglia ha stanziato €24 milioni per l’attuazione del programma nazionale “Promuovere la tolleranza” con l’obiettivo di favorire i principi della democrazia, il multiculturalismo e la diversità tra i giovani. Quest’azione s’inserisce sul solco di quelle simili già sostenute negli ultimi due anni e che hanno portato all’istituzione di uffici per l’assistenza alle vittime di discriminazioni etniche in 16 Lander.

    L’accoglienza dei piccoli non accompagnati

    La Camera dei Deputati italiana ha approvato una mozione per la tutela dei minori stranieri non accompagnati, con lo scopo di prevenire il loro allontanamento dai centri di accoglienza.

    In allegato:
  • Camera dei Deputati - Resoconto n. 386 - Seduta del 20 Ottobre 2010 - Allegato B
  • Camera dei Deputati - Resoconto n. 386 - Seduta del 20 Ottobre 2010 - Allegato A
  • Camera dei Deputati - Resoconto n. 386 - Seduta del 20 Ottobre 2010
  • Pace UE-Francia sui Rom

    Commissione Europea e Francia chiudono il braccio di ferro sulle espulsioni dei Rom. L’Esecutivo comunitario si è detto infatti soddisfatto degli impegni presi dal governo Sarkozy, con la nota inviata a Bruxelles lo scorso 15 ottobre, in merito alla piena attuazione alla direttiva sulla libera circolazione. Una soluzione che blocca l’avvio della procedura di infrazione minacciata nei confronti di Parigi. E’ quanto ha affermato la Commissaria alla Giustizia Viviane Reading che, appena un mese fa, aveva con veemenza messo in dubbio la liceità del programma di espulsioni dei cittadini di etnia Rom attuato dalla Francia l’estate scorsa. Formalizzando una prima diffida contro l’Eliseo per mancata applicazione della direttiva su citata.

    Direttiva antitratta, tirata d’orecchie ai 27

    La direttiva UE contro la tratta di esseri umani, in vigore dal 2004, pena ancora a trovare corretta applicazione negli stati membri. Lo denuncia a chiare lettere un rapportodella Commissione europea diffuso lunedì 18 ottobre nel corso dei lavori della  V° Conferenza europea sull’anti-trafficking. I rilievi  dell’Esecutivo di Bruxelles partono dai numeri. Com’è noto la normativa prevede che alle vittime provenienti dai Paesi terzi venga rilasciato un titolo di soggiorno. Sta di fatto che dalle amministrazioni nazionali ne vengono concessi, in media, non più di un centinaio l’anno. Un numero ben al di sotto dei 2mila potenziali beneficiari individuati nello stesso periodo. Con l’aggravante che per paesi come Spagna, Romania o Slovacchia non esistono dati al riguardo. Altra criticità riscontrata: l’informazione. Lacunosa se non addirittura inesistente, come nel caso di Lettonia e Austria. Ma la lista degli omissis continua per tredici dense pagine, spaziando dalla mancanza di assistenza medica a quella, obbligata per legge, di facilitatori di lingua madre. Nulla, però, spiega meglio la severità del monito del documento della Commissione del fatto che nel 2006, allo scadere della data fissata per la trasposizione della direttiva nei singoli ordinamenti nazionali, solo 14 Paesi su 27 risultavano averlo fatto.

    In allegato:
  • Commissione Europea - Direttiva N°2004/81
  • Marcia indietro contro la discriminazione

    Il Comune di Rodengo Saiano (Brescia) torna sui suoi passi per quanto riguarda il diritto ad avere i contributi per la scuola. Infatti, ha modificato una precedente decisione, eliminando la riserva di borse di studio per l’anno 2010/2011 solo agli  studenti con cittadinanza italiana. Un ripensamento che non è la prima volta che avviene. Già in passato altre Amministrazioni locali sono state costrette ad abrogare norme di questo tipo perché discriminatorie. Vale la pena di ricordare un’ordinanza del Tribunale di Bergamo, secondo la quale non era lecito escludere i cittadini stranieri dal contributo di disoccupazione e la decisione del Collegio di Milano che condannava il Comune di Tradate ad eliminare la norma che subordinava l’assegno di natalità solo ai figli di genitori italiani. Nel caso del Comune di Rodengo Saiano, comunque, la novità è rappresentata dal fatto che la decisione è avvenuta all’indomani di una nota dell’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione) e prima che  fosse avviata un’azione giudiziaria a suo carico.

    In allegato:
  • Comune di Rodengo Saiano - Determinazione N°549
  • Rom, la Francia risponde all’UE

    A poche ore dalla scadenza fissata per la mezzanotte di venerdì 15 ottobre, la Francia ha fatto recapitare alla Commissione Europea una nota di risposta alla minaccia di infrazione per mancato rispetto della direttiva sulla libera circolazione. Sul contenuto del documento, come sulla valutazione dell’Esecutivo di Bruxelles, vige ancora massimo riserbo. Ma le dichiarazioni rese nei giorni scorsi dal Ministro dell’Immigrazione transalpino Eric Besson e dallo stesso presidente Sarkozy lasciano presagire un segno di distensione. In pratica, la promessa di allineare il diritto francese a quello europeo. La querelle, come forse si ricorderà, è legata al programma di rimpatri di cittadini Rom lanciato l’estate scorsa dal governo francese e contestato dal Commissario Reading. La Commissione in quell’occasione aveva rinunciato ad aprire una procedura di infrazione per discriminazione etnica, optando per una “richiesta di spiegazioni”.