Immigrati a pieni voti

Cominciano in condizioni di netto svantaggio, penalizzati da difficoltà linguistiche nonché, in molti casi, da un contesto familiare problematico. Eppure le performance scolastiche dei bambini immigrati residenti nel Regno Unito sarebbero globalmente migliori di quelle dei compagni nativi. Lo conferma uno studio appena diffuso dallo University College of London. Secondo il quale il curioso sorpasso tra i banchi degli istituti britannici è in parte riferibile a un’attitudine, molto radicata tra gli insegnanti, a concentrarsi sugli studenti con ritardi d’apprendimento. Ritardi che prima o poi si trasformano in vantaggio. La ricerca lo dimostra con dovizia di dati percentuali: nel 2009 solo il 50,9% dei nativi è stato promosso a pieni voti in almeno cinque materie, contro il 69.9% dei bambini di origine cinese, il 67% dei pachistani, e poco sopra il 48% dei caraibici.

In allegato:
  • UCL - Ethnic minority immihgrants and their children in Britain, 2010
  • Francia vs Rom, ecco la prova

    L’offensiva sulla sicurezza lanciata a metà estate dal governo francese puntava esplicitamente alla comunità Rom. Lo prova in maniera inconfutabile una circolare del 5 agosto scorso che West è riuscita ad ottenere. Oltre a disporre, senza mezza perifrasi, lo smantellamento di 300 campi Rom e il rimpatrio dei suoi occupanti entro tre mesi, il documento indicava più volte questa minoranza come principale destinatario del provvedimento. Un dettaglio che conferma le perplessità da più parti sollevate riguardo al profilo legale delle misure, in quanto mirate non a singoli cittadini ma a un intero gruppo sulla base dell’appartenenza etnica. E’ la tensione, già alta in Francia, rischia di farsi insostenibile.

    In allegato:
  • Ministère de l'Intérieur de l'Outre-mer et des CollectivitésTerritoriales, Circoulaire N°1016329/10
  • Dipingere i diritti umani

    Amnesty International Lazio ha organizzato una mostra mercato dei dipinti ispirati alla dichiarazione universale dei diritti umani, realizzati dagli artisti dell’associazione Nessun Dorma che si svolgerà a Roma l’11 e il 12 settembre

    In allegato:
  • Amnesty International - Comunicato Stampa
  • Amnesty International "Dipingere i diritti" 2010 - Locandina
  • Stranieri e Pubblica Amministrazione

    In Italia gli immigrati possono entrare nella Pubblica Amministrazione. Dopo il Tribunale di Milano, che aveva accolto il ricorso di una straniera contro la clausola di un bando di gara della ALER che consentiva la partecipazione solo ai candidati italiani o comunitari, anche il Giudice di Biella ha ritenuto discriminatoria, e quindi illegittima, la limitazione posta dalla Azienda sanitaria locale BI ai soli cittadini dell’UE. Il caso in questione riguardava un’infermiera albanese regolarmente residente nel nostro Paese ma priva della cittadinanza italiana. Il Tribunale, oltre a ribadire che la riserva sulla base della nazionalità viola il principio di parità di trattamento in materia di occupazione, ha fatto anche presente che impedire agli infermieri stranieri di accedere ai concorsi pubblici è un controsenso, visto il loro largo impiego tramite contratti a termine o attraverso l’assunzione da parte delle agenzie di lavoro somministrato

    Leggi la notizia “Assunzione senza discriminazione”

    In allegato:
  • Tribunale di Biella, Ordinanza N° 345 - 2010
  • L’islamofobia della Spagna

    Secondo un’inchiesta del Ministero degli esteri spagnolo  il 53,6% dei cittadini avrebbe un’opinione negativa dei musulmani ed 1/3 circa degli intervistati sentimenti di forte ostilità nei confronti delle minoranze religiose non cattoliche. In particolare ebrei, cristiani ortodossi e protestanti. Pregiudizi assai diffusi anche tra i giovani universitari e che, in alcuni casi, sarebbero alla base di gravi episodi di discriminazione e violenza.

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    A scuola il melting pot resta un sogno

    La mixité (eterogeneità) a scuola anziché diminuire può aumentare il problema della segregazione. Questo è, in sintesi, il risultato di una ricerca che ho effettuato in Belgio comparando due strutture scolastiche con modelli organizzativi differenti: la prima con una popolazione multiculturale e l’altra con una concentrazione etnica di ragazze prevalentemente turche e marocchine.
    Il modello delle scuole “miste” ha sicuramente come virtù di favorire una certa emancipazione degli studenti in relazione ai modelli di vita più diffusi nella comunità d’origine. Ma ha anche degli “effetti perversi”. A tal proposito vale la pena di menzionare il fatto che questo modello, da un lato, contribuisce a omologare le scelte scolastiche su stili di comportamento della “classe media” e, dall’altro, può rafforzare i processi di segregazione tra « buoni » e « cattivi » alunni. Relegando in futuro quest’ultimi agli istituti meno prestigiosi.
    Inoltre, nelle scuole miste ho potuto constatare che gli studenti « gerarchizzano » le scelte curriculari e le specializzazioni. Nel senso che quelli degli indirizzi più classici giudicano in maniera molto negativa gli indirizzi tecnico-professionali, scelti per lo più da giovani appartenenti a minoranze etniche o a gruppi sociali svantaggiati. Un atteggiamento che possiamo riscontrare anche nei comportamenti dei professori di queste scuole.
    In aggiunta a questo quadro, i risultati della ricerca ci suggeriscono che in questo tipo di scuole sono proprio gli studenti con le performance più mediocri, appartenenti generalmente ai gruppi socio-culturali meno favoriti, ad essere svantaggiati. Ed in particolare per effetto dell’auto-selezione: il fatto di essere confrontati ai “buoni studenti” può infatti contribuire ad una perdita di motivazione e di fiducia in se stessi. Una situazione che, consciamente o inconsciamente, spinge spesso questi allievi a scegliere successivamente indirizzi e scuole ritenute più « semplici ». Quasi sempre le meno prestigiose.

    Testo raccolto da Corrado Alfano

    Emmanuelle Lenel is a sociologist and assistant at the Facultés universitaires Saint-Louis. After conducting several research studies on education in connection with gender issues, she began working on a doctorate in the area of urban sociology. She recently published 'Réussir au pluriel. Facteurs et logiques de la différenciation sexuée des trajectoires scolaires dans le secondaire', in Une fille = un garçon?, identifier les inégalités de genre à l'école pour mieux les combattre, Gavray, Cl., Adriaenssens, A. (dir.), L'harmattan,

    Link to research

    Stranieri d’Europa

    Secondo l’Eurostat 20 milioni di stranieri vivono legalmente nell’Ue: 7 milioni sono i cittadini di paesi europei non comunitari, 5 milioni gli africani, 4 milioni gli asiatici e 3,3 milioni quelli provenienti dalle Americhe. Inoltre, ben 11,9 milioni di cittadini comunitari vivono in un paese membro diverso da quello di cui hanno la nazionalità.

    In allegato:
  • EUROSTAT - Comunicato Stampa
  • Belgio, le discriminazioni fanno boom

    In Belgio, secondo il Centre pour l'égalité des chances et la lutte contre le racisme, nel 2009 è stato registrato un incremento del 30% degli episodi di discriminazione, innanzitutto a carattere razzista e, sia pure in maniera inferiore, nei confronti di disabili e minoranze religiose.

    In allegato:
  • Centre pour l'ègalitè des chances et la lutte contre le racisme - Discrimination diversite, 2009
  • Meno dell’1% i criminali rumeni in Francia

    In Francia, nel 2009, i rumeni rappresentavano lo 0,3% (708 persone) di tutti i cittadini stranieri condannati per un reato. I dati sono stati divulgati dal Ministero degli esteri di Bucarest. Secondo la stessa fonte, nessuno dei 500 Rom espulsi lo scorso mese dal Governo d’Oltralpe ha precedenti penali né in Francia né in Romania.

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    A scuola la diversità non aiuta l’integrazione

    Cade il mito delle scuole miste, con studenti provenienti di etnie e classi sociali diverse, quale efficiente strumento per l’integrazione di quelli più svantaggiati. E’ quanto emerge dalla ricerca pubblicata da Brusselsstudies. Che ha comparato due strutture scolastiche: la prima con una popolazione multiculturale e l’altra con una concentrazione etnica prevalente (turco-marocchina), rilevando che la mixité (eterogeneità) anziché diminuire aumenta il problema della segregazione. E produce, negli studenti appartenenti a minoranze sociali o etniche, comportamenti quali l’isolamento, l’apatia e la frustrazione. Tutto ciò non impedisce, inoltre, una differenzazione a carattere socio-economico delle iscrizioni degli studenti tra indirizzo generale e indirizzo tecnico-professionale, quest’ultimo preferito di gran lunga dai giovani più poveri, non intenzionati magari a prolungare gli studi successivi. Al contrario, le scuole a carattere etnico, favorirebbero un’identità personale più forte, capace di migliorare i rapporti con l’esterno, e un senso di solidarietà più marcato. Infine, tra l’uno e l’altro modello, non si registrano grandi differenze per quanto riguarda le performance scolastiche.

    In allegato:
  • Brussels studies - La mixité à l’école comme levier de réussite ? Ressources et limites de deux modèles bruxellois, 2010