Ue, cartellino giallo sui diritti umani

Poche luci e molte ombre nella galassia europea dei diritti fondamentali. Ad ammonire i 27 Stati membri dell'Unione è l'ultimo rapporto annuale dell'agenzia Fra (Fundamental rights agency), presentato la scorsa settimana al Parlamento Ue. Gli immigrati e le minoranze continuano a essere oggetto di episodi di razzismo; la comunità degli omosessuali e dei transgender a soffrire di discriminazione in molti aspetti della vita quotidiana; non c'è al momento nella maggioranza dei Paesi un registro che raccoglie dati relativi ai reati a sfondo razzista. Sono inoltre numerosi i casi di scomparsa di bambini che richiedono asilo, prima ancora che la loro pratica venga conclusa. La relazione della Fra sottolinea anche che gli organismi e le istituzioni che si occupano della tutela dei diritti umani non hanno risorse sufficienti e spesso sono gestiti male. Le luci? Oltre a qualche iniziativa positiva sviluppata nel corso del 2009, ci sono diversi casi di best practice elencati nel rapporto, che si augura anche che la crisi economica non diventi un alibi per diminuire quel poco realizzato finora.

L’Europa e il fenomeno dei minori non accompagnati

Le decisioni prese dai Ministri degli interni nel Vertice  dello scorso 3 giugno sui  minori stranieri non accompagnati segnano una grande novità ed una vera propria svolta in uno dei più problematici, e sottovalutati, capitoli dell’immigrazione contemporanea. Dopo anni di colpevole indifferenza delle istituzioni europee è stato infatti stabilito che esso non può più essere affidato all’esclusiva competenza dei singoli governi né gestito, caso per caso, sulla base  della sensibilità delle singole amministrazioni nazionali. Le uniche, fin’ora, abilitate a decidere sulle  iniziative e gli strumenti di intervento più adatti in questa materia.  Chi si occupa di immigrazione sa quanto il tema dei minori non accompagnati sia rilevante  in termini etici e sociali. Essi rappresentano una categoria di migranti particolarmente vulnerabile. In maggioranza maschi, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, che al termine di viaggi lunghi ed assai pericolosi, riescono ad entrare illegalmente nei paesi del Vecchio Continente. Vengono chiamati non accompagnati proprio perché arrivano senza genitori o altre figure adulte di riferimento. Giunti in Europa,  quando non intercettati dalle forze di polizia o dai servizi sociali, vivono in condizioni di grande marginalità sociale ed esposti al rischio di finire coinvolti in attività criminose o nel giro della  prostituzione.

Il pacchetto di misure varate ha come primo e fondamentale scopo quello di  richiamare gli Stati ad onorare l’impegno n.1 loro imposto nelle Convenzioni internazionali sull’obbligo di tutelare sempre il supremo interesse del minore, in ogni decisione che lo riguardi,  garantendogli il diritto ad una speciale tutela. Obiettivi niente affatto semplici da raggiungere e che richiedono una forte capacità di coordinamento in diversi settori d’attività: lotta all’immigrazione clandestina; innovazione delle politiche di accoglienza; riorganizzazione delle strategie nel settore della cooperazione con i paesi terzi; sottoscrizione di protocolli e di intese con le autorità dei paesi di provenienza per consentirne, con le dovute tutele e garanzie, il rimpatrio.

Come dimostra l’esperienza italiana, che data ormai a più di quindici anni, e che ha visto susseguirsi ondate di arrivi di minori prima dall’Albania e poi, in sequenza, dal Marocco, dalla Romania, dall’Egitto e, negli ultimi tempi, dall’Afganistan. Soprattutto per quanto riguarda i rimpatri non solo difficili da realizzare ma, in genere, avversati da associazioni ed operatori che li ritengono contrari al miglior interesse dei minori in quanto nei paesi di provenienza non è possibile garantire loro la tutela e la protezione necessarie. Per sapere chi sono e perché ci sono i minori stranieri non accompagnati West pubblicherà un’apposita inchiesta che, a partire dalla prossima settimana, farà il punto della questione in Italia ed in Europa.

Il part-time della discriminazione

In Italia c’è discriminazione nella parità di trattamento previdenziale tra i lavoratori part-time e quelli a tempo pieno per quanto riguarda la parità di trattamento previdenziale. E’ quanto sostiene la Corte di giustizia Ue secondo cui la normativa nazionale relativa al calcolo dell'anzianità pensionistica penalizza i dipendenti a tempo parziale di tipo verticale. Una tipologia contrattuale in base alla quale il lavoratore è impegnato in prestazioni ad orario pieno ma per periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno. Fino a  questo momento la flessibilità contrattuale ha portato le autorità italiane ad applicare, in casi simili, il principio del pro rata temporis. Ovvero a considerare il contratto sospeso durante i periodi non lavorati, in quanto non vengono versati i contributi né viene pagata alcuna retribuzione. I giudici Ue sostengono, invece, che in base al principio di non discriminazione previsto dall'accordo quadro europeo sul lavoro a tempo parziale (direttiva 97/81) il pro rata temporis non si può applicare quando si tratta di determinare la data di acquisizione del diritto alla pensione dato che l’anzianità corrisponde alla durata effettiva del contratto e non alla quantità di lavoro fornita.

In allegato:
  • sentenza
  • Il costoso welfare degli harem

    Quanti sono i poligami in Francia? Secondo gli esperti, molti di più dei 180 mila indicati nel 2006 dal rapporto della Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo, che aveva stimato il numero delle famiglie coinvolte tra 16/20 mila. Una galassia sociale di cui si sa ancora molto poco e che secondo un recente dossier pubblicato dal ministero dell’Interno costa allo stato tra 540 e 808 milioni di euro. Come ha messo in luce il recente caso di Liès Hebbadj, un commerciante di Nantes sospettato di aver sposato quattro donne, che gli avrebbero dato 15 figli, e accusato di essersene servito per incassare illegittimamente in tre anni 175 mila euro di sussidi pubblici. Il governo, per bocca del ministro Brice Hortefeux, ha annunciato una vera e propria crociata contro i poligami truffaldini con l’introduzione di una specifica fattispecie di reato nel codice penale e la possibilità della revoca della cittadinanza per gli immigrati pluriconiugati.

    In allegato:
  • Commission nationale consultative des droits de l'homme, Etude et propositions sur la polygamie en France, 2006
  • Minoranze etniche nel mondo del lavoro

    3 immigrati su 5 in possesso di un titolo di studio che lavorano in Europa hanno un livello di formazione molto superiore rispetto ai loro colleghi residenti che svolgono la stessa mansione. Sono alcuni dati del rapporto pubblicato dalla Rete europea contro il razzismo (ENAR) sull' integrazione nel mercato del lavoro delle minoranze etniche.

    In allegato:
  • rapporto
  • Per la proroga nei centri d’espulsione va ascoltato l’immigrato

    La proroga del trattenimento di un clandestino nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione)  impone di aver preventivamente interrogato il diretto interessato o il suo legale. E’ quanto stabilito dalla Corte di Cassazione italiana, che ha dichiarato nullo un provvedimento che allungava di 30 giorni la permanenza  di un immigrato ghanese a Ponte Galeria (Roma). In  base alla legge, dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza, il Giudice di pace nel richiedere il trattenimento e la proroga fino a un massimo di 6 mesi, deve assicurare il diritto alla difesa del clandestino, così come stabilito dall’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione. I Giudici della Suprema Corte hanno infatti ribadito che deve essere garantita la tutela degli immigrati irregolari in modo da non permettere che il trattenimento nei centri sia equiparato alle misure detentive

    In allegato:
  • Corte di Cassazione - sentenza n. 13767 - 2010