Puntano sulla demografia per farlo fuori dalla Casa Bianca

Verrebbe quasi da sorridere di fronte al presunto, nobile candore delle spiegazioni che i nemici di Trump danno delle ragioni del durissimo scontro sull’immigrazione che da mesi infiamma la politica USA. A sentire le quali il giro di vite contro gli stranieri voluto dal Presidente non avrebbe altro scopo se non quello di cementare la fedeltà della sua base elettorale eccitandone il risentimento anti immigrati. E non quello, al contrario di quanto lui sostiene, di dare risposta ad un’emergenza che, soprattutto ai confini meridionali del paese, si fa ogni giorno più grave.

Insomma un consapevole, perfido “machiavellismo” politico-elettorale utilizzato ad arte per compiacere “la pancia” dell’America bianca, rurale e mediamente poco scolarizzata a lui devota. Il cui voto alle prossime presidenziali del novembre 2020 gli assicurerebbe di replicare il successo che, contro tutti i pronostici, lo ha premiato in quelle del 2016. Donde la parola d’ordine dei “trumpiani” che rimbomba assordante in tutti i comizi del loro leader: “we win where we won, vinceremo dove abbiamo vinto.

Un uso dell’immigrazione che l’opposizione democratica ha messo nel mirino della sua strategia elettorale. Definendola politicamente strumentale e pericolosamente immorale. Contrapponendo alla sua grezza, calcolata partigianeria gli ideali storici dell’America accogliente ed aperta agli immigrati. Secondo i comandamenti al riguardo scolpiti nel marmo monumentale della Statua della Libertà. Mentre per Trump contano solo i desiderata della sua base per i democratici, invece, a contare sono in primis quelli del paese con la P maiuscola. Infatti tutti gli aspiranti alla sfida contro l’attuale inquilino della Casa Bianca, che si chiamino Biden, Warren o Sanders, l’unico punto su cui concordano nel modo più fermo e risoluto è che gli ideali vengono sempre e comunque prima dei calcoli di parte.

Un quadro dal sapore quasi idilliaco che, purtroppo per loro, ha di recente perduto un po' del suo nobile appeal. Quando i media sono entrati in possesso di un documento top secret da cui emerge che anche i democratici, a loro modo, i calcoli li fanno e come. In particolare per quanto riguarda le potenziali chance di vittoria derivanti dai cambiamenti prodotti dall’immigrazione sulla composizione demografica dell’elettorato. Una novità dalla quale si evince che anche i democratici, al netto di tante belle parole, fanno né più né meno di Trump i “conti” con quella che hanno eletto a loro speciale base politica di riferimento: la demografia. Basta leggere il documento in questione secondo il quale:


  • nel 2020, secondo le tendenze demografiche in atto nel paese, il segmento degli elettori non diplomati, che rappresenta il grosso della base “trumpiana”, è destinato a diminuire in media del 2,3%. Un calo che si prospetta ancor più accentuato in stati chiave dal punto di vista elettorale come il Nevada (-3,2%), Arizona (-2,8), Texas (-2,5%);

  • il Texas, storica roccaforte repubblicana, sta cambiando “colore” grazie all’ aumento dei nuovi residenti “etnici” ( Latinos+1,9 milioni, Afro Americani +541mila, Asiatici +473mila ) rispetto a quelli bianchi (+484mila);

  • l’immigrazione di massa di molti giovani americani - mediamente più filo democratici degli anziani – che a causa dell’elevato costo della vita si stanno trasferendo dalle mega città del Nord (New York in primis) verso quelle del Sun Belt, dà al partito dell’asinello nuove e fino a ieri inimmaginabili chance di riuscire a sfondare in regioni un tempo per loro politicamente “proibitive” come l’Arizona, la Georgia ed il Texas.


Un episodio piccolo ma significativo che conferma quanto difficile sia per la politica attenersi al detto evangelico secondo cui solo chi è senza colpa può scagliare la prima pietra.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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