Puntare sulla Tunisia per convincere le Ong ribelli

Nell’efficace strategia messa in piedi dal nostro Ministro degli Interni per fare ordine nel caos Mediterraneo, manca un tassello. Che tornerebbe utile per rispondere alle obiezioni delle Ong che non hanno firmato il codice di condotta perché contrarie ai respingimenti in Libia e in nome del diritto, sacrosanto, di salvare vite umane.

Il tassello mancante si chiama offshore processing. Sul modello dell’accordo UE-Turchia del 2016. Si tratta, come ha spiegato su questo giornale il super esperto americano Michael S. Teitelbaum, di una modalità di gestione delle emergenze umanitarie incentrata sulla necessità di garantire ai profughi la possibilità di chiedere protezione nei paesi limitrofi all’area di crisi. La ratio è semplice. Per evitare la beffa di morire nel tentativo di sfuggire ai danni che le guerre producono in casa, si garantisce loro, a pochi passi dalla madrepatria, una sorta di safety zone, rappresentata, ad esempio, dai campi UNHCR. All’interno dei quali a chi rientra nelle casistiche previste dalla Convenzione di Ginevra del 1951 viene garantito lo status di rifugiato.

Come mettere in pratica questa teoria per risolvere l’emergenza immigrazione in Italia?

Premesso che nel Mediterraneo non c’è nessuna guerra, non possiamo fare spallucce di fronte un hub internazionale di merce umana qual è diventata la Libia. Per questo dovremmo stringere un accordo con la vicina ma stabile, Tunisia per ospitare, in cambio di danaro, speciali campi profughi UNHCR. Una soluzione che ha un triplo vantaggio.

Il primo, consentire in assoluta sicurezza la possibilità di fare domanda d’asilo alle migliaia di migranti che oggi in partenza dai porti libici rischiano in massa la vita.

Il secondo, ridurre al lumicino il business dei trafficker che oggi fanno affari d’oro sulla pelle e le speranze dei migranti.

Il terzo, la porzione di migranti che, abbagliati dal mito dell’Europa e deviati dai trafficanti di esseri umani, dovessero comunque scegliere di rischiare la morte pur di attraversare il Mediterraneo potrebbero continuare a contare sul preziosissimo lavoro delle Ong. Pronte con le loro imbarcazioni a ridosso della acque libiche a prestare soccorso a eventuali naufraghi. Portandoli, però, in salvo non Italia ma in Tunisia.

E c’è da scommettere che il nuovo governo tunisino, a corto dei tanti turisti motore dell’economia locale nell’era pre-Primavera Araba, di fronte a una seria proposta economica non dirà di no.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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