Questa nuova Shoah non è colpa degli yankee

Le immagini dei bambini migranti marchiati sul braccio hanno suscitato orrore e indignazione, ma al contempo hanno sollevato un altro problema. Quello delle fake news. Il video girato al confine tra Messico e Usa, pubblicato su Twitter da un giornalista dell'emittente statunitense Nbc News ha fatto gridare allo scandalo perché riportava alla memoria le schedature operate dai nazisti nei campi di sterminio. Ma le cose, si sa, non sempre sono come appaiono. Considerando infatti le poche, anzi nulle, spiegazioni che accompagnano il video, la stragrande maggioranza dei media internazionali ha creduto, o fatto credere, che, come dimostrano i titoli degli articoli dedicati all'evento, a “marchiare” i bambini centroamericani fossero stati i militari statunitensi.

Una narrazione perfetta per corroborare le accuse di razzismo che inseguono Trump dal suo insediamento alla Casa Bianca. Ma questa volta la sua crociata anti-immigrati non c’entra. Infatti all'emittente Msnbc è bastata una piccola verifica sul campo per accertare che si tratta di una pratica operata dagli agenti della polizia di frontiera messicana. Fatta, ironia della sorte, a fin di bene. Da quando a ottobre centinaia di immigrati centroamericani, non legati alla carovana, si sono concentrati sui tre ponti che collegano Ciudad Juárez agli States. Per evitare di attendere al gelo il proprio turno per la presentazione della domanda di asilo, ad ogni immigrato è stato offerto riparo in un rifugio e un numero per garantire l’ordine d’arrivo. Numero che poteva essere scritto su un foglio o con un timbro sul braccio. Quasi tutti hanno scelto quest’ultima opzione. La paura di perdere il prezioso foglietto era più grande del timore di risvegliare fantasmi del passato.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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