“Remain in Mexico” dipende dalla Corte Suprema

I giudici della California danno un nuovo, ennesimo altolà alla politica dell’immigrazione dall’amministrazione Trump. In questo caso a finire nel mirino della Corte d’Appello federale del IX distretto di San Francisco è toccato all’assai discusso e controverso programma “Remain in Mexico”. In base al quale i richiedenti asilo negli USA devono attendere fuori del territorio americano la conclusione delle procedure relative alle loro domande. Vale la pensa ricordare, come spiega in un lungo reportage il New York Times, che questo programma era già stato bocciato una prima volta dalla magistratura lo scorso 28 febbraio. Quando i giudici californiani avevano deciso che i richiedenti asilo, in stragrande maggioranza provenienti dal Centroamerica, non dovevano essere respinti in Messico. Perché in base ai dettati di una legge federale spettava loro il diritto di restare negli Stati Uniti fino alla conclusione dell’iter giudiziario dei procedimenti che li riguardavano da parte dei tribunali dell’immigrazione. Una sentenza che i magistrati, onde evitare l’ennesimo braccio di ferro con la Casa Bianca, avevano deciso di non rendere operativa in modo da consentire al governo il tempo necessario per ricorrere in appello.

Cosa che essendo puntualmente avvenuta ha fatto sì che la questione finisse al vaglio della Corte Suprema. A fronte di questa complessa situazione i giudici di San Francisco lo scorso 4 marzo hanno accolto la richiesta del governo di Washington di mantenere in vigore le restrizioni del programma “Remain in Mexico” fino all’11 del mese. Data a partire dalla quale, in assenza di una decisione della Corte Suprema, le restrizioni imposte dall’amministrazione ai richiedenti asilo verranno abolite. Limitatamente, però, a quelli rimandati in Messico dagli stati di competenza della corte federale di San Francisco: Califronia ed Arizona. Dal provvedimento resterebbero quindi esclusi tutti coloro che avevano tentato di entrare in America varcando i confini del Texas e del New Mexico. Dall’inizio del programma “Remain in Mexico”, entrato in vigore nel gennaio 2019, più di 60mila persone sono state rispedite al di là della frontiera sud del Paese a stelle e strisce. E di queste solo l’1% ha ottenuto il riconoscimento del diritto d’asilo. E poiché in passato più volte i Supremi giudici hanno dato ragione in materia di immigrazione all’amministrazione centrale si capisce il perché dell’ottimismo manifestato dal Presidente sull’esito finale della disputa.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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