Salvini rischia tirando la corda

Se è vero che in politica, come nell’ippica, i cavalli di razza si vedono sulle lunghe distanze, Matteo Salvini rischia molto. Almeno sui temi dell’immigrazione. Perché forse accecato dagli indiscutibili successi del 2018 (per tutti il crollo degli sbarchi), col nuovo anno ha iniziato a muoversi (politicamente) come un elefante in una cristalleria. Seminando, a destra e a manca, vento che potrebbe trasformarsi in tempesta.

Il leader leghista ne ha per tutti: da Bruxelles, passando per Berlino e Parigi fino ad arrivare alla Cassazione (che oggi ha stabilito la non retroattività del decreto Salvini) o a Castel Novo di Porto (in rivolta ieri per la chiusura del locale Centro di accoglienza dove lavoravano un centinaio di italiani doc).

D’altronde lo ha spesso rivendicato: Tanti nemici, tanto onore!. Tant’è che a ogni azione degli avversari la sua reazione è sempre la stessa: Non mi importa di niente, salvo che degli italiani. Che, però, di questo passo potrebbero ripensare il consenso fin qui concesso. Non foss’altro perché il nostro paese tra i tanti difetti non ha, per fortuna, quello della spietatezza. Per questo difficilmente continuerebbero a seguirlo se dovesse, come accade in questi giorni, associare il responsabile del Viminale a una serie di problemi che destabilizzano la loro quotidianità e sensibilità. Dalle immagini della carneficina di immigrati in mare al mancato rimpatrio (ne aveva promessi 600 mila, ne ha eseguiti una manciata) degli immigrati residenti illegalmente sul nostro territorio, compresi quelli ai quali non verrà rinnovato lo status di protezione umanitaria come previsto dal Decreto sicurezza. Senza contare i pessimi rapporti con le cancellerie di mezza Europa, con buona parte delle istituzioni internazionali (FMI in testa), con la Conferenza Episcopale Italiana e con i corpi intermedi (Sindacati e Confindustria). Dulcis in fundo: il Vaticano e il Quirinale.

Con questi chiari di luna, c’è il rischio che un qualsiasi, banalissimo scivolone possa costare assai caro a Matteo Salvini. Non foss’altro perché c’è da dubitare che troverebbe qualcuno a dargli una mano. Anzi. E allora il popolo che oggi lo sostiene potrebbe trasformare il suo slogan in un boomerang: che ci importa di Salvini! Sic transeat gloria mundi.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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