San Francisco sfida Trump anche sul sindaco

San Francisco prova a sbalordire di nuovo l’America con l’elezione, il prossimo 5 giugno, dell’erede di Ed Lee. Il suo primo mayor di origini cinesi stroncato da un infarto lo scorso 12 dicembre. In corsa tre candidati, tutti democratici, che per storia e cultura sembrano appartenere ad un universo opposto a quello di chi oggi comanda a Washington. Ma chi sono questi Tre? La favorita, perché la sola nata in città, è London Breed. 43 anni, erede politica di Lee, potrebbe diventare la prima donna afroamericana a prendere in mano le redini, non facili, del Campidoglio. Cresciuta nelle case popolari del quartiere di Western Addition, dove taxi e poliziotti evitano di andare, e con un fratello in carcere per droga. In corsa, con lei, un’altra donna Jane Kim. 40 anni, newyorkese, figlia di genitori coreani arrivata in California per studiare e poi rimasta per lavorare occupandosi di asili nido e salario minimo. Il terzo ed ultimo candidato è Mark Leno. Imprenditore di 66 anni traslocato da New York nel 1977 all’epoca della “storica migrazione queer”. Quando grazie all'attivismo di Harvey Milk (ucciso insieme al sindaco George Moscone all’interno del municipio nel 1978) San Francisco è diventata la capitale della comunità Lgbt.

San Francisco, non solo per la sua collocazione geografica, è come un’isola nel panorama americano. Soprattutto nell’epoca di Trump. Da sempre cosmopolita, polo di attrazione della controcultura e, grazie al generoso welfare, del mondo degli homeless. Ma negli ultimi anni sembra molto cambiata. A partire dal giorno in cui l’amministrazione comunale, per attrarre i giganti della net economy, sei anni fa decise di esentare Twitter dal pagamento delle imposte sui salari dei nuovi assunti in cambio dell’apertura del suo quartier generale in uno dei quartieri più poveri della città. Scelta seguita poi da altri colossi del settore hi-tech. Ben presto, così, il quartiere del Mid-Market è diventato un polo tecnologico d’eccellenza che assicura decine di milioni di dollari l'anno al fisco locale. Con il piccolo problema, però, che proprio il successo dell’operazione spingendo in alto i prezzi delle case ha obbligato parti non piccole della storica media e piccola borghesia ad un vero e proprio esodo verso realtà meno care. A differenza delle elezioni di sette anni fa, spiega sul Washington Post Corey Cook, della San Francisco State University, quelle di quest’anno saranno fortemente influenzate dallo straordinario divario tra ricchi e poveri esploso negli ultimi tempi. Allora la preoccupazione era che San Francisco diventasse il dormitorio della Silicon Valley, ora che “San Francisco sia una parte della Silicon Valley”. E di aver perso la sua aria alternativa per sostituirla con quella dell’economia “sterilizzata che potrebbe esistere ovunque”. Di qui la domanda: riuscirà il nuovo sindaco a ridare a San Francisco l’anima di un tempo?

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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