Sull’immigrazione Trump spiazza tutti con una possibile sanatoria

In politica, come nella storia, la straordinarietà degli eventi è direttamente proporzionale alla loro imprevedibilità. Ragione per la quale, dopo il discorso di ieri, c’è da scommettere che  Trump riuscirà a portare dalla sua gli immigrati senza però perdere i conservatori che l’hanno eletto. Esattamente come era riuscito a fare  quarant’anni prima un altro grande presidente repubblicano e super conservatore: Ronald Reagan. Che nel 1980, violando una inveterata repulsione storica dell’establishment yankee per tutto ciò che, sia pur lontanamente, sa di sanatoria, aveva con l’Immigration Reform Control Act (IRCA) legalizzato più di 3 milioni di immigrati irregolari o clandestini presenti sul suolo degli States.

Una possibilità che, d’altra parte, Trump ha più di una volta lasciato balenare nel corso dell’intervento di fronte al Congresso riunito, per la prima volta in seduta straordinaria, dopo il suo ingresso alla Casa Bianca. Una giravolta opportunista figlia di un appeasement imposto dalle polemiche al calor bianco e dalle rumorose dimostrazioni seguite al suo executive order contro rifugiati e immigrati musulmani? Possibile, ma solo in piccola parte. Per almeno due ragioni.

La prima è che oggi Trump si trova nella comoda posizione di poter sfruttare l’insegnamento politico di un altro vecchio repubblicano di razza, Henry Kissinger. Secondo cui l’opinione pubblica consente a un leader dichiaratamente e apertamente  conservatore  ciò che nega ad uno riformista. Con l’aggiunta, di non poco conto, che avendo sbaragliato il fronte dei suoi avversari di partito (McCain, Rubio, Ryan etc.)  può procedere sull’immigrazione senza temere, come era toccato in precedenza prima a Geroge W. Bush e poi a Barack Obama, il niet dei conservatori repubblicani.

La seconda, e più rilevante, consiste nel fatto che ponendo l’economia alla base del suo nuovo dossier immigrazione Trump con un colpo porta a casa tre piccioni: 1) si riappacifica con il grande mondo del business (e dei suoi finanziatori) che, parole a parte, non ha mai visto di buon occhio l’idea di dover fare a meno delle laboriose e poco costose braccia immigrate; 2) riapre un canale di dialogo con latinos & company. Un monopolio storico del Grand Old Party che negli ultimi due/tre decenni era trasmigrato, per sciatteria ed errori politici dei repubblicani, in campo democratico; 3) cancella qualsiasi riferimento al tema dell’identità che ha rappresentato la ragione principale del no elettorale con cui operai e piccola borghesia di bianchi americani hanno punito la Clinton e il suo partito.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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