Se la sinistra diserta in Francia passa la Le Pen

Sul cruciale ballottaggio per la presidenza francese di domenica prossima tra il centrista Emmanuel Macron e la frontista Marine Le Pen aleggia un antico, pericoloso spettro di cui pochi parlano ma che potrebbe fare la differenza: l’istinto suicida della sinistra. Visto che il leader maximo della France Insoumise Jean-Luc Mélenchon ha pensato bene, con la scusa che il borghese ed algido europeista Macron  è un nemico delle classi popolari quanto la Le Pen, di non dare ai suoi militanti indicazioni di voto. Cosa che potrebbe giustificare molti a disertare le urne e così, di fatto, dare un inatteso quanto determinante aiuto alla candidata del Front National.

Un errore che riporta alla mente, fatte le debite differenze, quello commesso nell’Europa degli anni Trenta del ‘900 dai comunisti del Comintern. Che di fronte al fascismo montante decisero di attaccare anziché allearsi con i partiti del socialismo riformista con una sentenza di scomunica riportata in tutti i libri di storia: “da  destra del proletariato siete divenuti la sinistra della borghesia”.  Una scelta, quella della gauche proletarienne, che consentirà forse a molti militanti di continuare a sentirsi “duri e puri” ma di fare il gioco del nemico peggiore. Un problema molto serio. Che faranno ad esempio, dopo la posizione presa dal grande capo, gli elettori del superlepenista paesino di Nantes-la-Ville che al primo turno hanno inaspettatamente consentito alla sinistra degli Insoumise di arrivare in testa con 7 punti percentuali di distacco sul partito di Marine? Oppure quelli di molti quartieri popolari dove, per usare le parole de Le Monde “Mélanchon a raflé la mise au premier tour et Macron est souvent mal perçu”? Ma non basta. Visto che a destra, all’opposto, non  si intravvedono defezioni né desistenze, mentre è possibile che oltre ai voti raccolti al primo turno dal conservatore Nicolas Dupont-Aignant, la débâcle di Fillon spinga nelle braccia della Le Pen significativi pezzi dell’establishment elettorale repubblicano.

Insomma, a differenza di quanto molti ripetono, riteniamo la vittoria di Macron auspicabile ma appesa a un filo. L’unica speranza è che dopo gli esiti non proprio esaltanti della Brexit, e dei primi 100, inconcludenti giorni della presidenza Trump, Oltralpe si facciano, come si dice, i conti in tasca. Decidendo di risparmiarsi i costi che per loro comporterebbe la vittoria di quella che Giuseppe Berta ha magnificamente definito come l’”economia politica della nostalgia” .  

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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