Sfruttano il Covid-19 e aumentano i profitti

È in corso una sorta di ripetitivo match di tennis, dall’esito scontato, da una riva all’altra del Mediterraneo. In campo si confrontano la criminalità internazionale, che organizza le partenze dei migranti dal Nord Africa, ed i governi dei paesi di destinazione obbligati ad accoglierli.

È uno scontro impari. I primi, tonici e pimpanti, giocano a tutto campo, con continui cambi di strategia. I secondi, imbolsiti col braccino corto, subiscono colpo su colpo. La conferma arriva dall’attualità delle ultime ore nello spazio euro-mediterraneo. Nel weekend appena trascorso, sono infatti arrivati soltanto a Lampedusa più di mille migranti che portano a un totale di nove mila il numero degli arrivi via mare dall’inizio dell’anno.

Siamo lontanissimi dalle cifre emergenziali del triennio 2014-2015-2016, tuttavia c’è poco da stare sereni. Soprattutto perché a fronte dell’immobilismo dei player governativi, l’avversario (i trafficker) mostra un’inesauribile energia e fantasia nell’alimentare un business che ormai da anni genera profitti pari se non superiori a quelli derivanti dal traffico di droga.

La novità delle ultime settimane è che l’agenzia illegale delle partenze dalla riva Sud del Mediterraneo ha allargato l’offerta per i suoi clienti-vittime con maggiori disponibilità economiche. Questi ultimi, va da sé con tariffe più alte, possono, infatti, acquistare un biglietto per Lampedusa con partenza dai più sicuri porti tunisini, a bordo di piccole imbarcazioni meno sovraffollate, capaci di giungere a destinazione senza scommettere sul soccorso della marina militare o delle Organizzazioni non Governative. Per i meno abbienti, invece, rimane sempre l’opzione low cost via Libia con tempi più lunghi e il rischio di non essere salvati in tempo da qualche vascello delle ONG.

È uno scenario noto anche alle autorità giudiziarie competenti in Italia che ormai da settimane segnalano “l’ennesima riapertura” del fronte tunisino. Eppure non si muove foglia. Continuiamo a subire i colpi senza reagire. Il risultato è che per ogni sbarco di immigrati in Italia, i signori che comandano il traffico di immigrati incassano lauti proventi economici e persino consenso e popolarità tra i familiari dei migranti giunti alla meta.

Mentre l’impasse delle istituzioni lascia spazio nei centri di accoglienza e nelle piccole città che li ospitano a un potenziale scontro tra veri e finti richiedenti asilo e le popolazioni locali. Che complice l’emergenza sanitaria che si sta trasformando in economica, mal tollerano i nuovi arrivati considerati come potenziali untori. Si dirà che il popolo non ha sempre ragione. Che non tutti gli immigrati hanno il Covid-19, etc. Verissimo. Ma se di fronte a quello che accade ancora una volta in queste ore negli hotspot siciliani o calabresi, le istituzioni cincischiano. Lanciano segnali contraddittori. Dimostrano di subire e non governare il fenomeno. Di non garantire sicurezza e asilo a chi ne ha realmente bisogno. Di non tutelare le comunità locali ospitanti. Di non rimpatriare chi mente presentandosi come rifugiato, non stupiamoci della vox populi, con tutte le sue potenziali drammatiche controindicazioni. Mondragone ieri, Amantea oggi: e domani?