Si avvicina lo scontro tra Trump e i caminantes

Un’avanguardia della carovana di immigrati centroamericani è arrivata a Tijuana, città tra Messico e Usa. Un gruppo di circa 400 persone, infatti, ha deciso di staccarsi dal resto dei caminantes e raggiungere in autobus la frontiera americana. Immediata la risposta della Casa Bianca. Che ha spostato in California il grosso dei 7mila militari mobilitati per blindare i confini meridionali. Da martedì al porto di San Ysidro a San Diego sono comparsi filo spinato e barriere. Nelle prossime ore è atteso anche il segretario alla difesa Jim Mattis. Washington, dunque, si prepara al peggio. Il piano dei migranti è, infatti, di presentarsi in massa ai varchi di frontiera e chiedere asilo politico. Una sfida a Trump che solo venerdì scorso ha firmato un ordine esecutivo che sospende per 90 giorni la concessione della protezione umanitaria a chiunque e per qualunque ragione metta illegalmente piede negli Usa.

Intanto il resto della carovana, formata da circa 5mila tra honduregni, guatemaltechi e salvadoregni è giunta a Guadalajara. Dal 12 ottobre, giorno della partenza da San Pedro Sula, in Honduras, ha già percorso più di 2.200 chilometri. Ma la California dista ancora 1.600 chilometri. Nel frattempo il governo messicano è alle prese con due emergenze: una di ordine pubblico e l’altra economica. Infatti, secondo una prima stima i 10 giorni di permanenza della carovana dei caminantes a Città del Messico sono costati alle casse municipali più di 600.000 dollari. Quindi non stupisce il fatto che per evitare di dissanguarsi, i consigli comunali di molte località fanno di tutto per sbarazzarsi il prima possibile dell’ingombrante e costosa presenza di questi strana galassia migrante.

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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