Si dice clandestini per punire i regolari

Sull’immigrazione l’Italia rischia di scivolare dalla politica del rigore (premiare i regolari, penalizzare gli irregolari) a quella della caccia allo straniero tout court. Perché la battaglia ai clandestini (gli sbarchi sono crollati dell’80% rispetto al 2017) sembra estendersi adesso, senza soluzione di continuità, anche agli immigrati legali. Come confermano due recenti decisioni del Comune di Lodi e dell’esecutivo nazionale.

Il primo è stato condannato, giovedì scorso, dal Tribunale di Milano per aver discriminato i bambini stranieri che chiedevano l’iscrizione al servizio agevolato di bus e mensa nelle scuole della città. Perché secondo un regolamento approvato pochi mesi fa, da loro, a differenza dei coetanei autoctoni, si pretendeva, oltre alla presentazione del modulo ISEE che attesta il reddito del nucleo familiare, anche, qui la discriminazione, una certificazione del paese di origine (difficilissima da ottenere) sull’assenza di proprietà immobiliari. Insomma due pesi e due misure. A parità di condizioni socio-economiche, per ottenere la medesima prestazione, infatti, ai piccoli italiani doc si chiedeva un certificato, a quelli stranieri due. Di qui la sentenza dei giudici milanesi che obbliga il comune lombardo a modificare il suddetto regolamento che viola leggi del nostro Stato.

Il secondo nel decreto fiscale ha pensato bene, per coprire gli sgravi sulle sigarette elettroniche, di infilare una tassa dell’1,5% sulle rimesse (pari a circa €5 miliardi nel 2017) che i lavoratori non comunitari in Italia inviano ai paesi d’origine. La misura, che porterà alle casse dello Stato al massimo una sessantina di milioni di euro, danneggia materialmente e moralmente gli stranieri che vivono e lavorano legalmente nel nostro paese.

Materialmente perché impone loro una nuova imposta che non ha una contropartita in termini di prestazioni e servizi pubblici. E che, è facile immaginare, li spingerà, per inviare i risparmi a casa, ad affidarsi al mercato nero.

Moralmente in ragione del fatto che un siffatto provvedimento punitivo ad hoc li fa sentire esclusi, o comunque con un tesserino di serie B, da quella comunità, la nostra, alla quale danno quotidianamente il loro contributo.

Con un risultato che francamente lascia disorientati. Perché, classico caso di eterogenesi dei fini, per colpire i clandestini, si fa di tutti gli immigrati, un unico fascio.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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