Si riaccende lo scontro Trump-giudici sull’immigrazione

Nel bel mezzo della battaglia che Trump si appresta a combattere contro la carovana dei centroamericani in marcia verso la California, un giudice federale del tribunale di San Francisco, lunedì sera, ha sospeso il decreto presidenziale firmato il 9 novembre scorso, che vieta agli immigranti entrati illegalmente negli Usa di presentare domanda d’asilo. Alla base della sentenza ci sono due motivazioni, la prima che l’ordine esecutivo della Casa Bianca viola la Legge sull'immigrazione del 1965, secondo la quale chiunque entri (legalmente o illegalmente) negli Stati Uniti ha diritto a chiedere asilo. La seconda, come recita la sentenza, per quanto sia assoluta l’autorità del presidente, non gli consente di modificare per decreto una norma voluta e votata dal Congresso.

L'ordine restrittivo ha effetto immediato e si applica a livello nazionale fino al 19 dicembre, quando il giudice ha fissato l’udienza per prendere in considerazione un'ingiunzione più duratura. E proprio approfittando di questo mese di tempo, i caminantes potrebbero decidere di forzare i blocchi per entrare il prima possibile negli Usa. Tuttavia la vicenda, che ha il sapore del déjà-vu, riaccende lo scontro tra Trump e i giudici. Il primo braccio di ferro risale, infatti, all’inizio del 2017 quando l’allora neo eletto alla Casa Bianca emanò il muslim ban che vietava l’ingresso ai cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica. Dopo le bocciature di diversi giudici federali, a dicembre scorso la Corte Suprema ha stabilito, dando ragione a Trump, che il muslim ban era legittimo e dunque esecutivo. In virtù dell’ampia e assoluta discrezionalità che il presidente ha in materia di immigrazione. Finirà così anche questo nuovo scontro?

Grazia De Vincenzis

Giornalista con 25 anni di attività nel mondo dell’informazione cartacea, digitale e radiofonica.

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