Smart cities: spina nel fianco del sovranismo

I sovranisti che sparano a zero contro le istituzioni internazionali non si sono ancora accorti di un minaccioso nemico che covano in casa: le smart cities. Le ricche e super tecnologiche metropoli tipo New York, Londra, Francoforte o Milano che con gli Stati-Nazione di cui sono “ospiti” condividono ormai soltanto lo spazio geografico. Per il resto, dalla politica economica a quella ambientale sembrano andare per conto loro. A guidarle, infatti, è la globalizzazione non il territorio in cui insistono.

Per dirla con Richard Florida, che prima di altri ha colto questa novità, si tratta di veri e propri picchi di eccellenza tecnologica, economica e politica che grazie alla capacità di attirare talenti e finanziamenti internazionali vanno a gonfie vele. Mentre il resto del mondo, organizzato secondo il vecchio modello dello stato-nazione, in realtà statuali, rimane a guardare.

Insomma, se non è un ritorno alle Città-Stato del Rinascimento, poco ci manca. Con la differenza che oggi, rispetto a ieri, questi giganti urbani emergono e si affermano anche nei Continenti più sperduti del globo. E dal 2010, per la prima volta nella storia dell’umanità, gli abitanti delle città sono più numerosi di quelli delle campagne.

Novità che hanno ultimamente suggerito all’European University Institute di Firenze di aprire, tra i suoi prestigiosi ricercatori, un complesso, e non ancora concluso, dibattitto sui cambiamenti che tutti questo determina sulla delicatissima questione della cittadinanza. A partire dalla semplice quanto intricatissima domanda: è giunto il momento di dare riconoscimento legale anche alla cittadinanza urbana? Se sì, la condizione per ottenerla è quella di nascere oppure di risiedere in una di queste metropoli? E che fare dello status civitatis tradizionale legato allo Stato Nazione? L’una escluda l’altra, oppure possono coesistere?

Secondo Rainer Bauböck, uno dei massimi esperti mondiali della materia, i tempi sono maturi per ragionare su questi interrogativi, ma è ancora presto per dare risposte definitive. Nonostante egli propenda per una “coabitazione”tra queste due forme di appartenenza (urbana e nazionale), segnala, infatti, che molto dipenderà da una non trascurabile variabile. Cioè la sorte che nel futuro prossimo venturo spetterà alle istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea. Dovessero rinascere, ridimensionerebbero sia lo Stato-Nazione difeso dai sovranisti, sia le moderne Città-Stato roccaforte dei globalisti. Ed i loro relativi concetti di cittadinanza ad essi connessi.

Al momento l’unica cosa di cui si ha chiara contezza è che nelle urne di mezzo mondo si sta consumando una durissima battaglia tra i vincenti della globalizzazione, attrezzati per vivere e muoversi tra una megalopoli e l’altra, ed i perdenti delle zone periurbane e rurali che di questo universo iper-tecnologico e senza confini conoscono solo gli svantaggi.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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