Soccorrere chi affoga è una cosa, aiutare i clandestini un’altra

Il tempo, si sa, è galantuomo. Tre mesi fa alcuni esponenti dell’associazionismo avevano attaccato il nostro giornale per aver pubblicato e commentato la denuncia, secondo loro infondata, di una possibile collusione tra Ong e scafisti nel Mediterraneo. Denuncia avanzata dall’Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne (Frontex) e rilanciata dal Financial Times.

Oggi apprendiamo che la Commissione Difesa del Senato avvierà un’indagine sul tema. Un sussulto tardivo ma benvenuto. Soprattutto perché ai sospetti di Frontex, in questi giorni, si sono aggiunti quelli dell’ammiraglio Enrico Credendino, comandante della missione Ue anti-barcone e del Procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro. Che ha espresso pesantissimi e serissimi dubbi sull’operato delle navi del volontariato nelle acque che dividono la Libia dalla Sicilia.

Chi, come e perché finanzia il costo medio mensile di 300 mila euro per ognuna delle 14 unità navali delle Ong che operano nel Mare Nostrum? Perché con i loro carichi umani si dirigono sempre nei porti italiani e non, come previsto dal diritto del mare, in quelli più vicini alla loro posizione al momento del salvataggio? Perché sconfinano nelle acque libiche assicurando ai trafficker l’arrivo a destinazione, anche col mare in tempesta, di gommoni scassati e stracolmi? Perché gestiscono oltre il 40% dei salvataggi? Perché gli SOS lanciati dai barconi non arrivano più alle forze di polizia ma ai volontari? Perché hanno cercato di far passare come minorenni migranti palesemente adulti? Perché invitano i migranti a non collaborare con le forze dell’ordine?

Passa anche dalla risposta a queste domande la soluzione della difficile emergenza immigrazione con cui da anni fa i conti il nostro paese. Ad ingarbugliare ulteriormente la matassa, come spesso e volentieri accade coi fenomeni collegati alla mafia,  è arrivata la notizia che, in queste ore, la Corte di Appello di Tripoli ha bloccato l’intesa anti-scafisti firmata a Roma il 2 febbraio scorso dal premier Fayez al Serraj e dal nostro Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Una decisione che può far saltare lo stanziamento UE di 215 milioni di dollari per rafforzare la guardia costiera libica e migliorare le condizioni dei campi per migranti in Libia, e far precipitare la già grave crisi migratoria sulle nostre coste.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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