[Speciale elezioni in Olanda / 3] Non é detto che l’estremismo paghi

Per Jean Tillie ricerca accademica e impegno sul campo sono da tempo attività inscindibili. Vice direttore dell’Imes, l’Istituto per l’immigrazione e gli studi etnici dell’università di Amsterdam, ha acquisito una certa notorietà in patria come all’estero studiando le implicazioni politiche del multiculturalismo in Olanda e, più in generale, in Europa. Di egual valenza è tuttavia il suo contributo a una miriade di iniziative istituzionali e della società civile pensate per disinnescare o all’occorrenza sconfessare le tensioni sociali che dai tempi dell’omicidio Van Gogh sembrano covare dietro ogni angolo di Amsterdam.


Proprio sulle violente reazioni paventate all’indomani dell’attentato al regista di “Submission”, Tillie commenta secco: “non è cambiato molto da allora, malgrado in parecchi qui in Olanda si danno da fare e continuano a soffiare sul fuoco”. Il riferimento è all’incendiaria retorica anti-immigrazione di Geert Wilders, il cui Partito delle Libertà (PVV) molti analisti davano, fino a pochi mesi fa, come sicuro vincente alle elezioni di mercoledi prossimo. “Credo che Wilders con le sue parole punti ad aumentare il rischio di radicalizzazione nella comunità musulmana accrescendone l’isolamento sociale”, si sfoga il politologo.


Un giudizio che richiama l’impianto analitico della sua ormai celebre ricerca del 2006 nella quale venivano demolite molte delle argomentazioni e deglislogan che hanno fatto e ancora fanno la fortuna elettorale del PVV. Con quel lavoro, infatti, basato su un approfondito censimento sugli orientamenti politici e religiosi dei musulmani di Amsterdam, Tillie era riuscito a dimostrare che tra questi solo il 2% era potenzialmente sensibile alle sirene del fondamentalismo islamico.


“La mia ricerca voleva inoltre spiegare che il radicalismo, per quanto limitato, non origina da imperscrutabili motivazioni religiose, ma è la risultante di specifiche circostanze personali o sociali”. Conclusioni da lui ribadite, lo scorso anno, accompagnando un gruppo di giornalisti stranieri di varie estrazioni in visita nei quartieri della capitale a più elevata concentrazione musulmana. Con a fianco, nell’occasione, il sindaco della città, il laburista Job Cohen, insieme al quale ha ideato e messo a punto il progetto “We Amsterdammers”, mirante a promuovere rapporti di tolleranza e di reciproco rispetto tra le differenti comunità etniche.


“Quel tour ha offerto una prova tangibile che le politiche sociali della municipalità di Amsterdam stanno funzionando bene”. E le elezioni del 9 giugno? Quali gli umori? “Lo scenario politico sta cambiando. Tutti i partiti inseguono le tematiche di Wilders per paura di perdere voti”, rileva lucidamente Tillie. “Il paradosso è che il PVV, per continuare a distinguersi, sta estremizzando sempre più la propria piattaforma politica”. Una spirale pericolosa che a suo parere può essere fermata solo se le forze politiche riuscissero a “riflettere” con lucida serenità sulla risorsa che per loro rappresenta la multiculturalità [1] della collettività olandese. Non fosse altro perché, come si legge in una sua recente pubblicazione, il voto degli immigrati vale in Olanda almeno dieci seggi in Parlamento. Un numero che, nel frammentatissimo panorama politico del paese, può fare davvero la differenza.







Vedi anche:



[Speciale elezioni Olanda/ 1] Che fine ha fatto la tolleranza? [2]







[Speciale elezioni Olanda / 2] Con il Terzo Millennio arrivano i guai [3]







[Speciale elezioni in Olanda / 4] L'immigrazione non è più di moda? [4]