Stop USA all’immigrazione

Gli Usa chiudono i confini all’immigrazione di ogni ordine e grado. Da ieri, infatti, vista l’urgenza di proteggere dalla concorrenza immigrata i milioni di americani lasciati senza lavoro dalla pandemia Covid19, con un executive order del Presidente Trump è stato temporaneamente bloccato il rilascio agli stranieri dei visti di ingresso  per ragioni di lavoro (green card comprese). Anche se di questa ordinanza al momento non è dato conoscere con esattezza né la durata e neppure se sono previste o meno eventuali, limitate eccezioni, è indubbio che per la sua radicalità essa non ha precedenti nella pur lunga e tormentata storia dell’immigration statunitense.

Per la semplice ragione che l’America a differenza di oggi, anche negli anni più bui dell’isolazionismo ante Prima Guerra Mondiale, passati alla storia come quelli “dell’americanismo 100%” e sigillati nel 1921 dall’ Emergency Immigration Act e nel 1924 dall’ancor più famoso Johnson-Red Act, non chiuse mai del tutto i canali di ingresso dei lavoratori immigrati sul suo territorio. Con Trump, complice l’epidemia, le cose hanno dunque assunto un carattere più radicale, destinato a lasciare il segno. Intanto perché, anche se può non piacere, è facile prevedere che le decisioni prese da quella che in tema di immigrazione è la nazione Numero Uno al mondo finiranno certamente per condizionare quelle di molte altre. Soprattutto nel nostro Vecchio Continente. Se dice alt all’immigrazione il paese che da essa e con essa è nato, e che dell’immigrazione ha sempre fatto un punto di unicità ed orgoglio, immaginiamoci quali saranno le reazioni di quelli che, pur ospitando da anni milioni di immigrati, continuano testardamente a non accettare l’immigrazione come componente centrale della loro identità nazionale. Ma è sul futuro dell’America che la decisione presa oggi dalla Casa Bianca è destinata ad avere conseguenze a dir poco enormi.

Bisogna infatti essere ciechi per non vedere che  dall’executive act di Trump dipenderà molto dell’esito delle prossime, e ormai non più lontanissime elezioni presidenziali di novembre prossimo. Visto che all’opposizione democratica servirà un vero e proprio miracolo politico per riuscire a tenere unita la sua base elettorale, che oggi è quella più in difficoltà nella società statunitense, e convincerla a “sfrattare” un presidente per il suo nativismo anti immigrati.