Sugli immigrati le statistiche USA smentiscono Trump

L’America dell’immigrazione usa i numeri per non piegarsi ai diktat di Trump. Semplicemente dimostrando che i fondamentali delle sue affermazioni non stanno in piedi perché non veri. E’ quello che si evince da uno studio che la Brooking Institution, rielaborando gli ultimi dati dell’istituto statistico statunitense sulla popolazione di origine straniera presente sul territorio nazionale, ha pubblicato lo scorso 2 ottobre con l’emblematico titolo: “Recent foreign-born growth counters Trump’s immigration stereotypes”. Smentendo, in particolare, tre delle principali argomentazioni usate dal neo inquilino della Casa Bianca per motivare la “stretta” alle frontiere del suo paese.

1) Non è vero che negli Usa il numero degli immigrati è in forte aumento. Anzi. Il drastico calo degli arrivi, iniziato nel 2010, ha fatto sì che negli ultimi 24 mesi, cosa che non avveniva da tempo memorabile, la percentuale della popolazione straniera, rispetto a quella totale, è restata pressoché stabile. Passando dal 13% nel 2015 al 13,5% nel 2016.

2) E’ solo un vecchio clichè quello dell’arrivo dell’orda messicana. Che va fermata (col muro). Tra il 2010 e il 2016, infatti, sul totale dei nuovi immigrati il 58% proviene dall’Asia e meno del 28% dall’America Latina. Tanto è vero che oggi sul totale della popolazione di origine straniera presente sul territorio americano quella dei latinos, anche se ancora maggioritaria, è ferma al 51%. Mentre quella asiatica ha ormai raggiunto il 31%. Con l’aggiunta del non piccolo particolare che all’interno dell’enorme galassia dell’immigrazione sudamericana quella messicana ha registrato una diminuzione netta di 135mila unità.

3) Lo stereotipo dell’immigrato senza istruzione e poco qualificato è infondato. Dai dati degli ultimi sei anni emerge infatti che, in media, il 52% degli immigrati è in possesso di un diploma e il 29% della licenza di scuola media superiore. Dati tanto più significativi se si considera che, rispetto a questi due livelli di titoli di studio, le percentuali relative ai nazionali si fermano, rispettivamente, al 32% e al 37%. A questo punto sorge spontanea la domanda: come mai usando l’immigrazione “che non c’è” Trump è riuscito a portare dalla sua l’elettorato? La risposta, paradossale, la troviamo continuando a sfogliare le pagine dello studio della Brookings. Dalle quali veniamo a sapere che, in maggioranza, si sono schierati al suo fianco (14 su 16) proprio gli stati con meno immigrati di tutti. Ossia quelli nei quali la presenza straniera, rispetto alla media nazionale del 13,5%, è abbondantemente al di sotto del 5%. Niente male, non c’è che dire.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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