Sui clandestini i dem USA non sanno che pesci prendere

Due episodi delle ultime ore confermano che negli USA lo scontro sull’immigrazione tra Trump e l’opposizione democratica è ormai giunto ad un punto di non ritorno. Prima il via libera presidenziale agli arresti ed al rimpatrio su larga scala da parte degli agenti dall’Home Security Agency dei clandestini presenti in gran numero nelle cosiddette sanctuary cities, come New York, San Francisco, Chigaco etc., in maggioranza governate da amministrazioni da sempre schierate contro l’uomo della Casa Bianca. Ed a seguire il terribile tweet con cui il Presidente ha “consigliato”, cosa mai avvenuta in precedenza, a 4 parlamentari democratiche ferocemente ostili alla sua politica- Ilham Omar (Minnesota), Alexandria Ocasio-Cortez (New York), Rashida Tlaib (Michigan), Anyanna Pressley (Massachusetts)- di lasciare il paese e tornare nelle nazioni di provenienza dei loro genitori, danno la misura di una contrapposizione sull’immigrazione che l’America aveva conosciuto solo nell’800 con l’ondata anti stranieri guidata dal Know Nothing Party e l’espulsione in massa degli immigrati cinesi e nel ‘900 con l’internamento in speciali campi di detenzione di quelli giapponesi dopo il bombardamento di Pearl Harbour da parte dell’aviazione del Sol Levante.

Riferimenti storici importanti che aiutano a capire ma non a spiegare perché gli eventi di oggi sono destinati a segnare chissà per quanto tempo il futuro della politica dell’immigrazione americana. Non fosse altro perché se anche l’esito delle urne non consentisse a Trump di essere riconfermato nelle 2020, cosa allo stato da molti ritenuta improbabile, la politica dell’immigrazione di chiunque sarà il successore difficilmente potrà evitare di fare i conti con gli enormi cambiamenti politico-culturali prodotti dagli anni della sua turbolenta presidenza. Che al di là dei metodi spesso discutibili usati è però riuscita a prendere di petto quello che da sempre ha rappresentato il vero punto debole della lotta di Washington all’immigrazione irregolare. Rappresentato dal fatto che i clandestini una volta riusciti a superare il confine e mettere piede sul suolo americano, a meno di non commettere reati o infrazioni gravi, erano pressoché certi di poter lavorare e vivere negli USA senza correre il rischio di essere rimpatriati. Un tabù che, al di là delle parole, nessun presidente americano prima dell’arrivo del magnate newyorkese aveva avuto l’ardire di affrontare. E che dopo di lui nessuno, c’è da scommettere, oserà o sarà in grado di ignorare.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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