Sul Covid-19 il nostro Parlamento tace quello USA litiga

La montagna di dollari previsti dalla Casa Bianca per combattere la pandemia e le sue conseguenze sull’occupazione e la produzione americane peserà non poco sull’esito delle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Cosa che spiega più e meglio di tante parole le ragioni del feroce braccio di ferro tra i senatori repubblicani e quelli dell’opposizione democratica che da oltre 48 ore ne impedisce il varo.

Non c’è dubbio infatti che, come sempre avviene in frangenti come l’attuale, dietro i buoni propositi di facciata quello che conta, in parallelo con le modalità distributive, sono quelle redistributive. Ossia chi saranno i gruppi ed i settori sociali che più di altri beneficeranno dei trasferimenti pubblici: il mondo delle imprese e delle professioni o quello del lavoro dipendente e delle attività scarsamente qualificate e altamente precarie?

Anche se al momento è impossibile prevedere come andrà a finire la faccenda vale però la pena rilevare che nell’occasione il comportamento di Trump sembra aver messo il silenziatore a quello ferocemente provocatorio a cui da tempo ci aveva abituati. Visto che in queste ore anziché attaccare frontalmente, come suo solito, l’opposizione sembra aver scelto la via del dialogo e della mediazione. Una svolta, però, solo all’apparenza spontaneamente sincera.

In parte perché la quarantena obbligata di tre “suoi” senatori positivi al coronavirus ha fatto perdere ai repubblicani la maggioranza dell’aula. Consentendo ai democratici di riportarsi sul piede di parità: 47 a 47. E di subordinare il loro assenso al Relief Plan proposto dalla Casa Bianca all’introduzione di modifiche che per gli uomini del Presidente non è affatto facile accogliere.

Ma soprattutto in ragione del fatto che Trump, da quell’astuto politico che si è rivelato essere, sembra aver fiutato, vista la crisi psicologica e produttiva del paese per la temutissima pandemia Covid-19, il rischio che il suo abituale settarismo potrebbe rappresentare per riuscire a restare, dopo novembre, altri quattro anni alla Casa Bianca.