Sulla demografia novità in chiaro scuro dall’Onu

I tratti salienti dei cambiamenti in atto nella popolazione mondiale, secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite lunedì scorso 9 giugno, sono fondamentalmente cinque:

1) per la prima volta dal 1950 il ritmo di crescita degli abitanti del Pianeta, che comunque aumenteranno dai 7,7 miliardi di oggi ai 9,7 del 2050, ha cominciato a dare segni di un significativo rallentamento;

2) nel 2050 l’Africa sub-sahariana con i suoi 2 miliardi di abitanti salirà al primo posto della classifica continentale mettendo fine allo storico primato da sempre appannaggio dell’Asia centro-meridionale. E il suo tasso di fertilità sarà pari al 50% di quello totale del Pianeta. Con la Nigeria che, ad esempio, raddoppierà il numero degli abitanti passando dagli attuali 201 milioni ad oltre 400;

3) nei prossimi trent’anni il primato della nazione più popolosa della terra passerà dalla Cina (1,4 miliardi) all’India (1,6miliardi);

4) anche il calo demografico è destinato ad assumere un ritmo “contagioso” visto che alle 27 nazioni che già oggi contano un numero di abitanti inferiore a quello del decennio precedente si stima nel 2050 se ne aggiungeranno altre 55;

5) si vivrà sempre più a lungo: dai 72,6 anni medi del 2019 si salirà a 77 nel 2050.

Dati che anche se parlano da soli chiedono di essere letti con un di più di attenzione soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra la preoccupante esplosione demografia africana e le minacciose profezie avanzate da alcuni studiosi circa il rischio di incontrollate ondate migratorie africane verso l’Europa. Perché, come spiegano gli estensori del rapporto dell’ONU, queste “vaticinazioni” non hanno fondamenta alcuna in quanto basate sull’esistenza di un preteso quanto indimostrato rapporto di causa ed effetto tra demografia ed immigrazione. Ritenere infatti che l’immigrazione sia una diretta conseguenza della sovrappopolazione è un errore non solo perché i due fenomeni non funzionano tra loro come i vasi comunicanti ma, soprattutto, non tiene conto del fatto che:

a) l’Africa sub-sahariana non dispone delle risorse necessarie per produrre un’emigrazione di massa;

b) i tassi di fertilità e di mortalità hanno effetti significativi sui trend demografici globali mentre l’immigrazione come mezzo di fuga dalla povertà e dalla violenza “can have a large impact locally only”. Il capitale umano dell’Africa, infatti, è troppo debole per riuscire a partecipare in maniera significativa ai flussi dell’immigrazione internazionale. A conferma del fatto che l’immigrazione esiste per tante ragioni ma non certamente perché rappresenta un “sbocco demografico obbligato”dai paesi dove si nasce troppo in quelli dove si nasce troppo poco.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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