Sulla frontiera col Messico si consuma la vendetta di Trump

La presidenza di Joe Biden rischia di inciampare sull’immigrazione. E di compromettere i risultati dei primi mesi del suo folgorante, positivo avvio. Infatti, secondo l’indagine condotta dalla CNN la scorsa settimana, il suo indice di gradimento, sempre superiore al 60 %, è sceso sotto la soglia del 50 proprio in relazione alla incerta gestione dell’ondata immigratoria che ha investito la frontiera sud occidentale del paese. Una valanga di arrivi di dimensioni senza precedenti. Testimoniata dell’impressionante aumento del numero degli stranieri fermati dalle guardie di confine: 71mila a dicembre, 75mila a gennaio, 100mila a febbraio (il numero più alto degli ultimi 14 anni) e più di 5mila al giorno a marzo. Cifre tanto più preoccupanti perché dal conteggio sono esclusi i minori. Nei confronti dei quali la nuova amministrazione democratica, nell’intento di cancellare gli orrori in passato loro riservati da quella repubblicana di Trump, ha scelto di garantire piena accoglienza. Ad oggi sono oltre 10mila i minorenni stranieri non accompagnati assistiti dal Departement of Health and Human Services e 5mila quelli affidati alle cure del Customs and Border Protection.

Un quadro di difficoltà che ha preso in contropiede la Casa Bianca nonostante fosse stato per tempo preannunciato, e temuto, dai servizi dell’intelligence. Tanto è vero che già alla fine dello scorso dicembre Jack Sullivan e Susan Rice, due consiglieri di peso del Presidente, preoccupati dei guai in arrivo avevano lanciato attraverso la radio di lingua spagnola EFE un appello ai potenziali immigrati dal Messico dicendo loro: “non venite ora perché i nostri aiuti stanno per arrivare”. Un invito significativamente ribadito a distanza di pochi giorni dallo stesso Biden. Che in una delle rare prese di posizioni pubbliche aveva spiegato che la sua nuova politica dell’immigrazione si proponeva di fare piazza pulita della cattiva gestione ereditata da Trump e, al contempo, di mettere in atto interventi (il termine usato era guardrails) capaci di scongiurare l’arrivo ai confini di milioni di immigrati.

Già, viene spontaneo chiedere, perché appelli ed impegni tanto autorevoli non sono riusciti ad evitare che la situazione arrivasse al punto in cui è oggi purtroppo arrivata?

Per la semplice ragione che gli immigrati hanno dato ascolto più al messaggio dei fatti che a quello delle parole. Attraversare il Centro America ed il Messico per raggiungere El Norte è pericoloso e costoso. E gli immigrati rischiano di versare migliaia di dollari ai passeur malavitosi solo se hanno la relativa certezza di non essere respinti e che “la spesa vale l’impresa”. Tanto è vero che l’esercito umano che sta tenendo in assedio la frontiera americana non è stato messo in moto, come invece sostengono molti conservatori, dalle iniziali norme di liberalizzazione varate da Biden: legalizzazione dei giovani DACA (ex Dreamers); cancellazione del divieto di ingresso negli USA dei cittadini delle maggiori 7 nazioni di religione musulmana; 100 giorni di moratoria delle espulsioni degli immigrati condannati per reati penali da parte dell’US Immigration and Customs Enforcement; divieto di espulsione in base al Title 42 (anti Covid) delle famiglie con figli; accoglienza dei minori non accompagnati; legalizzazione in 8 anni dei milioni di clandestini da anni presenti sul suolo americano.

Ma dalla sua precipitosa, e per molti versi inspiegabile decisione di cancellare l’accordo Remain in Mexico a suo tempo voluto ed imposto da Trump al paese confinante. Un errore severamente stigmatizzato quasi con le stesse argomentazioni da due commentatori pur culturalmente e politicamente lontanissimi l’uno dall’altro quali sono Fareed Zakaria e David Frum.

Il primo nel commento Biden’s generous immigration policy could turn out to backfire apparso sul Washington Post dello scorso 12 marzo affermava: “l’amministrazione Trump ha inizialmente messo in atto tattiche che definire crudeli è poco…ma alla fine ha scelto la strada della politica pratica. Ha bloccato i richiedenti asilo al confine con il Messico obbligandoli ad attendere in quel paese le decisioni della magistratura sulle domande presentate…la decisione di Biden di cancellare queste politiche sommata con l’aspettativa di una politica dell’immigrazione più generosa ha rappresentato il detonatore della valanga umana ai confini”.

Concetti ripresi dal secondo nell’articolo Biden has a Border Problem pubblicato il 18 marzo dalla rivista Atlantic: “Trump non è stato un esempio luminoso di buone politiche. Ma almeno per quanto riguarda l’asilo ha cercato di affrontare un problema che va affrontato. Mettendo fine al Remain in Mexico Biden si è caricato sulle spalle un problema in più di cui certo non aveva bisogno”. Più chiaro di così

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

Iscriviti alla newsletter: