Sulla lotta ai clandestini lasciamo da parte i bambini

La bufera politica che in queste ore sta investendo l’amministrazione Trump per l’incivile trattamento da essa riservato ai figli degli immigrati clandestini rinchiusi nei centri di accoglienza dislocati sulla frontiera meridionale del paese non può essere derubricata solo come un nuovo, ennesimo episodio della crociata dichiarata dall’opposizione contro la sua politica dell’immigrazione. Perché, al di là dei toni volutamente eccessivi da chi nell’occasione si è spinto a paragonare le caserme americane ai lager nazisti, non c’è dubbio che la vicenda dei piccoli latinos lasciati nelle tendopoli soli e senza assistenza rappresenta un tradimento etico e politico del principio in base al quale nella lotta all’immigrazione clandestina ci sono dei limiti che uno stato democratico, anche con una cultura imperiale come gli USA, non può e non deve superare. Pur sapendo che le sue norme di diritto possono essere considerate una debolezza e quindi sfruttate a proprio vantaggio dai suoi avversari.

Il punto sta qui. Per cui se è vero che Trump ha ragione quando sostiene che i clandestini non si fermano se non si colpisce la strategia dei trafficanti che usano i minori come “scudi passapartout” per fare entrare i loro genitori in America, sbaglia però nel non capire che la democrazia del suo paese può sperare di vincere la guerra solo garantendo il riparo che la loro innocenza merita.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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