Sull’asilo una lezione dall’Africa

Sembra assurdo ma è vero. Mentre l’Europa chiacchiera, l’Africa comincia, per quel che può, a fare la sua parte nell’emergenza umanitaria in Libia. Pochi giorni fa un primo gruppo di eritrei, somali e sudanesi è stato, infatti, evacuato dai centri di detenzione libici in Ruanda. Sono i primi a beneficiare del meccanismo di transito di emergenza, concordato, istituito e finanziato dal governo ruandese, dall’UNHCR e dall’Unione Africana. Al loro arrivo nel paese dalle mille colline, teatro nel 1994 di una guerra civile con quasi 1 milione di vittime, hanno ottenuto un documento d’identità, lo status di richiedenti asilo, vitto, alloggio, assistenza sanitaria gratuiti e l’accesso a un sofisticato programma di formazione e inserimento lavorativo.

Il loro prossimo futuro dipenderà dalla risposta che i funzionari UNHCR daranno alle rispettive domande di protezione internazionale ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951. Le opzioni sono due.

La prima: in caso di esito positivo con lo status rifugiato avranno il diritto di rifarsi una nuova vita in Ruanda.

La seconda: se, invece, l’esito è negativo, saranno assistiti per fare ritorno nel paese di origine. Oppure in base alla richiesta di manodopera del mercato locale, avranno la possibilità di regolarizzare la propria condizione giuridica in Ruanda.

Un’operazione senza precedenti anche se non è la prima volta dal crollo del regime di Gheddafi che uno stato africano offre assistenza alle vittime della crisi libica. Lo aveva fatto e continua a farlo dal gennaio 2018 il governo nigeriano, ma solo nei confronti dei suoi cittadini.  Da quella data, infatti, la Nigeria, il più grande trampolino di lancio di immigrati illegali verso le nostre coste, è impegnata a evacuare i nigeriani bloccati nei centri di detenzione libici. I diplomatici del paese hanno identificato cinquemila connazionali, di cui oltre mille sono stati già rimpatriati via area. Il governo del primo paese africano e settimo al mondo per densità demografica (186 milioni di abitanti) ha precisato che la missione è a tempo indeterminato e i voli continueranno fino quando ci saranno nigeriani sul territorio libico disponibili a tornare a casa.

Le sia pur nobili iniziative dell’esecutivo ruandese e nigeriano sono una goccia nel mare di problemi del nostro dirimpettaio libico. Rappresentano, tuttavia, un gigantesco segnale di maturità e autonomia politica che l’Unione Europea dovrebbe cogliere. Perché trattare gli stati africani da adulti, e non da eterni adolescenti da assistere e mantenere, conviene. Significa contare su nuovi partner per elaborare strategie di lungo respiro in materia di gestione dei flussi migratori ed altro: Pechino docet.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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