Sull’immigrazione Biden fa i conti con i falchi di destra e di sinistra

Delle tre grandi sfide che decideranno l’esito dei primi 100 giorni della presidenza Biden quella sull’immigrazione è certamente la più rischiosa. Non solo perché molti all’interno del suo stesso partito sembrano non rendersi conto che la strada della sua riforma è lastricata di serie, serissime complicazioni tecnico giuridiche. Che sommate alle prevedibili resistenze politiche formano un quadro di difficoltà ben superiori a quelle che presenta il varo di un serio ed efficace programma di lotta alla pandemia e di misure di sostegno al reddito di milioni di americani senza lavoro. In particolare nel gigantesco ma agonizzante settore dei servizi.

E per capire che le cose stanno così basta riflettere sul tipo di reazioni che hanno accompagnato martedì scorso la firma dei tre executive orders con cui il neo Presidente ha deciso di cancellare quelli più discussi e odiosi dell’amministrazione Trump: la separazione dai genitori dei figli dei clandestini; il taglio pressoché totale del numero dei profughi accolti; i cavilli burocratici per rallentare la naturalizzazione degli immigrati e trasformare la concessione delle green card agli stranieri in un impossibile salto ad ostacoli.

Infatti, oltre alla scontata e prevedibile ostilità dell’opposizione repubblicana, queste nuove misure sono state accolte dalle organizzazioni pro immigrati e dai rappresentati di sinistra del partito dell’asinello con un entusiasmo talmente contenuto da rasentare la freddezza. In ragione della loro irrealistica convinzione - largamente alimentata dall’anti trumpismo esasperato della feroce campagna presidenziale - secondo cui, una volta sfrattato il miliardario newyorkese dalla Casa Bianca, Biden avrebbe cancellato non solo i discutibili executive orders del suo predecessore. Ma, con un tratto di penna tutta la vigente legislazione sull’immigrazione. Dalla A alla Z. A partire dalla cosiddetta norma stay in Mexico. In base alla quale i richiedenti asilo provenienti dal Centro America devono attendere in Messico la valutazione della giustizia americana relativamente all’accoglibilità delle loro domande. E proseguire con quella del Title 42 che prevede, contro la diffusione del Covid, l’immediata espulsione dal territorio dei latinos arrestati in flagrante nel tentativo di varcare clandestinamente la frontiera meridionale degli USA.

Posizioni irricevibili per la prudente cultura di un politico di lungo corso quale è Joe Biden. Che non solo le giudica lontanissime dal comune sentire dell’elettorato americano. Ma, soprattutto, e all’opposto di Trump, è convinto che in democrazia le norme non si cancellano con gli executive orders ma si modificano in Parlamento trattando con l’opposizione.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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