Sull’immigrazione Biden sceglie il passo dopo passo

Per Joe Biden adesso viene il difficile: onorare gli impegni presi con i suoi elettori nella dura ma vittoriosa campagna elettorale contro Donald Trump senza però aggravare l’aspra, infuocata contrapposizione politica che agita il Paese. Come dimostra il clima di prudente cautela adottato dalla sua amministrazione in merito al provvedimento di legge di riforma dell’immigrazione denominato U.S Citizenship Act 2021. Che presentato giovedì scorso da un gruppo di senatori e deputati democratici si propone, oltre all’aggiornamento ed alla revisione di significativi capitoli della normativa in essere sull’immigrazione, anche di risolvere una volta per tutte la scottante questione dei milioni di clandestini da anni presenti sul suolo americano. Scatenando, come prevedibile, la reazione dell’ala dura repubblicana che per bocca di Jim Jordan, deputato di lunga data dell’Ohio, ha definito il provvedimento “un premio palesemente partigiano di coloro che violando per anni le norme hanno inondato il mercato del lavoro con milioni di americani disoccupati”.

Una provocazione che Biden ed i suoi oltre a non raccogliere si sono premurati, con grande abilità, di “smontare”. Infatti nel corso di un incontro riservato con un gruppo di attivisti democratici e di associazioni degli immigrati il Presidente, rammentando loro i fallimenti parlamentari in cui erano incappati nel 2001, 2006, 2007 e 2013 i provvedimenti di riforma generale dell’immigrazione, li ha invitati, in vista dell’obbiettivo generale, a puntare “in the meantime” ad obbiettivi più ridotti ma raggiungibili. Una linea così sintetizzata da Frank Sharry, uno dei grandi saggi dell’immigrazione made in US: “La legalizzazione degli 11 milioni di clandestini è la nostra Stella Polare. Ma non possiamo tornare a casa a mani vuote. La nostra linea non è tutto o niente. Dobbiamo riuscire ad aprire un varco”.

Una linea dai piccoli passi che anche se crea non pochi “mal di pancia” nella sinistra del partito dell’asinello è però l’unica in grado di assicurare sia pur parziali risultati. Evitando, visto soprattutto il caos politico in cui versano i repubblicani, forzature parlamentari che rischiano di essere una replica, per di più aggravata, dei tanti fallimenti del passato.