Sull’immigrazione ci sono novità al di là del Muro

Andare oltre il confine USA-Messico per capire le ragioni e le possibili soluzioni all’emergenza immigrazione che sta mettendo a dura prova l’amministrazione Biden. Ne è convinto il team di studiosi internazionali del Migration Policy Institute (MPI) di Washington che in un recente, corposo report [1] tracciano scenari inediti sulle dinamiche migratorie lungo le rotte che dall’America Latina portano agli Stati Uniti.

L’assunto di fondo è che dietro il numero senza precedenti di immigrati irregolari che dall’inizio del 2021 provano a bucare la frontiera statunitense, si gioca una partita che ha come protagonisti non due, ma sette Stati. Con gli USA come meta finale, il Messico nel doppio ruolo di terra di transito, ma anche di origine, insieme a Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras e Panama. Una premessa che i ricercatori del MPI reputano decisiva per esplorare politiche innovative e alternative a quelle tradizionali incentrate per lo più ad arginare la slavina migratoria quando è spesso troppo tardi. A loro avviso, infatti, a Sud del ricco e ambitissimo Norte, si rilevano segnali positivi di cooperazione che la nuova Presidenza statunitense avrebbe tutti gli interessi a cogliere e supportare. Per trasformare l’immigrazione da problema a comune vantaggio. Come confermano gli oltre 75 policy-maker e stakeholder coinvolti nello studio, Messico e Costa Rica “have taken steps to leverage their existing migration institutions to improve operational capacity”. Ma, soprattutto, anche El Salvador, Guatemala, Honduras e Panama, nonostante le condizioni politiche interne, hanno mostrato di essere intenzionati a investire in politiche di gestione dell’immigrazione. Per contrastare lo storico strapotere delle organizzazioni criminali.

Per passare dal wishful thinking ai fatti, sarà decisivo il ruolo di kingmaker degli Stati Uniti. Chiamati a ridisegnare la cooperazione regionale sull’immigrazione cambiando il tradizionale paradigma focalizzato sul mero contrasto ai flussi migratori irregolari. Con quattro, decisivi obiettivi di lungo periodo:

Creare canali di ingresso regolari per motivi di lavoro che rendano non conveniente il ricorso a quelli clandestini.

Rafforzare il sistema di protezione per i rifugiati “helping to identify those in the greatest danger as close as possible to where they live, in addition to providing options for asylum in each country”.

Professionalizzare funzionari e sistemi di controllo delle frontiere per bilanciare sicurezza e stato di diritto.

Ridisegnare le politiche di sviluppo e cooperazione regionale incentivando il ritorno e/o la circolazione degli immigrati nei paesi di origine.

Insomma, un nuovo corso che gli esperti del MPI definiscono “holistic” e che più semplicemente può essere tradotto con buon senso.