Sull’immigrazione ci vuole una Bad Godesberg

In Occidente l’immigrazione ha messo politicamente in ginocchio i progressisti. E’ su questo tema, infatti, che i loro partiti, nessuno escluso, pur tanto diversi per storia, cultura e forma organizzativa, stanno pagando, sia in Europa che in America, un prezzo altissimo in termini di consenso e di ascolto nelle rispettive opinioni pubbliche.

Una paralisi politico strategica resa ancor più grave dal fatto che essi, con una pervicacia degna di miglior causa, invece di farsi carico continuano a bollare come un errore l’ostilità di tanti cittadini nei confronti dell’immigrazione. Cosa che, con loro grave danno, anziché contrastare rafforza la montante marea della controrivoluzione populista. Consentendole di aver buon gioco nel contrapporre le paure e le ansie dei ceti economicamente e culturalmente meno protetti della società ed il cosmopolitismo pro-immigrazione dei suoi settori liberal.

Una divaricazione che per i partiti progressisti rischia però di essere senza ritorno. Perché rompe l’alleanza tra forze e ceti sociali diversi che per decenni ne avevano rappresentato il blocco storico di riferimento. Basta leggere, al riguardo, le pagine di “Fear, Hope and Loss”. La splendida inchiesta sulle ragioni della Brexit pubblicata mesi addietro dalla Hope not hate Charitable Trust di Londra. Che nelle ultime righe del suo rapporto conclusivo scriveva riguardo all’immigrazione: “molte delle aree individuate dal nostro rapporto come le più ostili appartengono per la stragrande maggioranza a comunità di classe operaia di antica fede laburista…Ma anche tra le aree più liberal il tasso di adesione al laburismo risulta assai elevato. Una contrapposizione che per il partito laburista è tanto difficile conciliare quanto riuscire a quadrare un cerchio”.

Stando così le cose c’è solo da sperare che i partiti progressisti mettano presto mano ad una radicale revisione della sventurata politica fin qui condotta sull’immigrazione. Ed evitare che i suoi frutti preziosi anziché arricchire continuino ad avvelenare le nostre società.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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