Sull’immigrazione è nei guai l’UE, non solo Frontex

La bufera che ha investito Frontex (l’Agenzia Europea della Guardia di Frontiera), getta una luce sinistra sullo stato della politica dell’immigrazione a livello europeo.

Da una parte le Ong accusano Frontex di essere complice del governo greco nell’abuso dei fondamentali diritti dei migranti, soprattutto dei respingimenti collettivi in mare.

Dall’altra, Il direttore dell’Agenzia, l’ex Ministro francese Fabrice Leggeri, risponde di non avere prove di queste denunce e soprattutto di non avere l’autorità per investigare su presunte violazioni da parte dei poliziotti ellenici e di quelli europei dispiegati per conto di Frontex al confine tra la Grecia e la Turchia. In ragione del fatto che, ha dichiarato ieri lo stesso Leggeri davanti alla Commissione Libertà Civili del Parlamento Europeo, “il regolamento UE sulla sorveglianza delle frontiere è giuridicamente vago”. Nell’attesa che i giuristi, e soprattutto i giudici, facciano chiarezza sulla vicenda, alcune considerazioni balzano agli occhi, forse anche dei non addetti ai lavori.

Fabrice Leggeri guida Frontex dal 2015, ma solo in questi giorni ha alzato la voce sulla vaghezza delle norme europee che stabiliscono le competenze della sua Agenzia. Ha avuto un tempo congruo per denunciarne questi e altri enormi limiti imposti dai 27 Stati UE: un quartier generale (Varsavia) lontano dalle odierne rotte calde dell’immigrazione; un organico lillipuziano, appena 1500 funzionari per controllare tutte le frontiere terrestri, marittime, aeree europee, che contano sul supporto di un numero di omologhi nazionali variabile a seconda degli umori dei vari governi; la generica mission di garantire, si legge sul sito ufficiale dell’Agenzia, la “sicurezza e il buon funzionamento delle frontiere esterne”, nonostante la competenza in materia sia in capo ai singoli Paesi membri.

Quanto basta, come ha appena chiesto il Partito Socialista Europeo, per chiedere le dimissioni di Leggeri? Forse sì, a patto che non si confonda il dito con la luna. La disavventura personale di un avveduto alto burocrate e politico francese, non deve nascondere il vero nocciolo della questione. La libera circolazione delle persone nello spazio europeo (Schengen) sopravvive solo se la competenza in materia di controllo e sorveglianza delle frontiere esterne passa dai governi nazionali a quello dell’Unione Europea.

Il punto sta qui: si faccia un grande passo avanti verso una vera europeizzazione delle politiche migratorie oppure uno indietro all’era pre-trattato di Amsterdam, quella dello chacun pour soi, Dieu pour tous. Perché è ora che, su questo siamo d’accordo, anzi d’accordissimo con Fabrice Leggeri: “le cose siano finalmente chiarite”.