Sull’immigrazione il Covid-19 dà una mano a Trump

Sull’immigrazione il coronavirus non è per Trump quel cigno nero di cui tanti parlano. Anzi. La Casa Bianca, infatti, come denuncia un articolo dello scorso martedì del New York Times [1], con la scusa di bloccare la diffusione del Covid-19 si appresta a sigillare le frontiere. E a rispedire in Messico tutti gli immigrati “pescati” lungo il confine meridionale del Paese. In base ad un ordine perentorio dell’amministrazione federale, a partire dalle prossime ore chiunque verrà intercettato nel tentativo di varcare illegalmente la frontiera americana sarà immediatamente riaccompagnato in Messico. In modo tale da evitare alle forze di polizia l’obbligo di trattenere per l’identificazione e ed il successivo trasferimento degli immigrati nei centri di detenzione ad essi riservati. A questa misura, visto il rischio pandemico, non fanno eccezione neppure i richiedenti asilo.

Una stretta che la Casa Bianca sognava da tempo ma resa fino ad oggi inattuabile dalle norme nazionali e ed internazionali sulla protezione dei profughi e degli sfollati. Ora la pandemia che spaventa il mondo offre a Trump l’occasione che sognava da quando ha  messo piede alla Casa Bianca: blindare l’immenso confine del Paese a stelle e strisce che attraverso migliaia di miglia unisce, passando per il Texas, l’Arizona ed il New Messico, la costa est della Florida con quella ovest della California. Secondo le indiscrezioni raccolte dai giornalisti del NYT il governo avrebbe già approntato il piano che lascia mano libera agli agenti di respingere senza troppi complimenti chiunque tenti di entrare illegalmente negli Stati Uniti. E per mettere a tacere le Ong e le associazioni in difesa delle libertà civili, l’amministrazione si fa scudo della necessità di mettere in sicurezza il Paese ed evitare ad ogni costo la diffusione del Covid-19 che ha già raggiunto livelli allarmanti. Tra le restrizioni in arrivo anche la sospensione dei processi presso i tribunali per l’immigrazione, chiamati ad esaminare le richieste d’asilo delle migliaia di disperati richiusi nei centri detenzione.

Un pacchetto di misure definito “senza precedenti” dagli stessi funzionari del Dipartimento di Giustizia. Che pur se legalmente assai discutibile viene però considerato da Washington un obbligo. Con l’argomentazione che l’esplosione di una pandemia da Covid-19 al confine con il Messico sarebbe talmente pericolosa da mettere a rischio la sicurezza nazionale americana. Da sottolineare però il fatto che mentre nel grande Stato centroamericano i casi accertati di coronavirus sono più di un centinaio, negli Usa hanno invece superato nelle ultime ore la soglia dei 13.000. Numeri che confermano come la pandemia rappresenti una scusa per mettere in atto la chiusura del confine meridionale più volte tentata, ma che avvocati e tribunali, in punta di diritto, hanno sempre bloccato.