Sull’immigrazione Merkel non molla

In un’Europa di piccoli politici, Angela Merkel resta, nonostante tutto, un gigante. Ne ha dato prova pochi giorni fa con una mossa, sfuggita ai più, che in vista delle prossime elezioni UE potrebbe prendere in contropiede la squadra dei sovranisti proprio sul terreno a loro più caro: l’immigrazione.

Lo scorso 7 febbraio la Cancelliera è infatti volata a Bratislava per incontrare i capi di governo euroscettici e anti-immigrati del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria). A spingerla nella tana dei lupi sono state le ragioni della realpolitik. Perché se è arcinoto che il quartetto dell’Est guidato da Orban adora ciò che lei odia (estremismo, xenofobia, populismo, nazionalismo), è altrettanto vero che i vitali rapporti economici e commerciali con la Germania costringono questi paesi ad abbassare la cresta. Per questo, consapevole che il rinnovo del Parlamento europeo si giocherà sull’immigrazione, la Cancelliera li ha convinti a sedersi al tavolo. Sottoscrivendo un mini-patto che in cambio di un maggiore sforzo UE nel contrasto all’immigrazione dall’Africa, li obbliga pro-futuro, in casi come quello della Seawatch, ad accettare quello che fino a ieri hanno sabotato: la redistribuzione dei rifugiati che sbarcano nelle coste greche, italiane e spagnole. Che a differenza di quella varata (e mai decollata) da Bruxelles ambisce a coinvolgere non tutti i 28 stati membri ma soltanto (per usare uno slogan caro alla Merkel) una coalizione di volenterosi.

Una vera e propria mossa del cavallo, quella della Cancelliera, che peraltro ha una doppia valenza. Oltre, infatti, a prosciugare il fango delle questioni migratorie in cui sguazzano molti leader del Vecchio Continente, potrebbe indebolire il peso dei sovranisti nel prossimo Parlamento europeo. Perché anche se il cuore del gruppo Visegrad batte per “famiglie” ben più estremiste, le ragioni di cui sopra li obbligheranno a portare i loro voti al gruppo dei popolari, guidato proprio dalla Germania. Che con la maggioranza parlamentare conquisterebbe grande voce nel capitolo delle nomine della nuova Commissione. Rompendo, così, le uova nel paniere dell’internazionale neopopulista.