Sull’immigrazione l’UE chiede aiuto all’Albania

L’Albania conquista un posto speciale tra i paesi extra-UE chiamati a frenare chi emigra verso l’Europa. Visto che il recente accordo anti-immigrazione irregolare tra Tirana e Bruxelles, anche se non è l’unico di questo tipo (si pensi ad esempio a quello con Ankara del 2016), è il primo che consente a Frontex (Agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne) di operare in uno Stato (Albania) che non fa parte dell’UE. Perché è geograficamente cruciale per bloccare i migranti che attraverso il corridoio balcanico cercano di arrivare nel Vecchio Continente.

A convincere la Repubblica di Albania a cedere persino parte della propria sovranità territoriale non è stato soltanto il dio denaro, che pure non manca in questa partita. Ma il suo sogno, espresso con una richiesta formale del 2009, di entrare nel club dei 28. Che, però, vista l’aria euroscettica e nazional-populista che tira, difficilmente riuscirà, almeno nel breve periodo, a soddisfare le aspettative del “paese delle aquile”.

Ma se dopo questo accordo Tirana rischia di piangere, Bruxelles ha poco da ridere. La strategia di subappaltare ai partner extra-UE quello che noi non sappiamo fare da soli, mostrerà i suoi limiti. In politica, come nella vita, i nodi arrivano al pettine. Presto o tardi saremo costretti a prendere atto che di fronte alla globalizzazione dell’immigrazione, se l’Europa continua a essere divisa e priva di una politica migratoria comune, nemmeno il più fedele dei vicini potrai salvarci.

Per capire le ragioni di questo scetticismo è, forse, il caso di ricordare che mentre l’Albania ha detto SI a Frontex, molti stati europei hanno detto NI o addirittura un secco NO. Tanto è vero che le truppe di Frontex non solo operano in pochi paesi europei, ma sono numericamente irrisorie rispetto alle reali esigenze del momento. Ma se sull’immigrazione i 28 sono così attaccati alle competenze nazionali, viene da chiedersi retoricamente che senso ha investire su una costosissima recinzione comune sorvegliata da terzi a difesa di una fortezza su cui pochi o nessuno sembrano ancora credere.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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