Sull’immigrazione l’UE è in un vicolo cieco

Poche ore prima dell’apertura del Vertice dei Capi di Stato e di Governo europei anche la Germania, arrendendosi all’evidenza dei fatti, ha detto basta al sistema delle quote di riparto obbligatorio dei profughi e degli esuli tra i paesi dell’Unione.

Una decisione, quella tedesca, che ricalca quanto già comunicato al riguardo dalla Commissione e che consente, finalmente, di chiudere un clamoroso quanto doloroso capitolo della per altro gravemente fallimentare politica dell’immigrazione europea. Che ha impiegato più di tre anni per rendersi conto di quello che da un’obiettiva osservazione della realtà si sarebbe dovuto capire se non in pochi giorni certamente in poche settimane.

Ma per ragioni diverse da quella usualmente addotte nei comunicati ufficiali emessi a ripetizione dagli uffici di Bruxelles. Che hanno sempre indicato nell’egoismo dei governi, in particolare di quelli capeggiati dai falchi di Visegrad, la ragione dell’inconcludente strategia del riparto obbligatorio dei rifugiati approdati in massa nei paesi sud del Vecchio Continente. Solo una “mente burocratica” poteva infatti far finta di non capire che per quanto disperati e bisognosi di protezione i profughi non avevano interesse né intenzione di finire “ripartiti” in un paesino della Polonia o della Slovacchia. Né tanto meno a Cipro o Malta. E che l’obbiettivo per il quale avevano rischiato la vita per terra e per mare erano le terre dell’ex Europa dell’Ovest. Dove da tempo risiedevano e lavoravano i membri delle loro diaspore nazionali.

A questo ostacolo basato sugli “interessi degli interessati” il sistema delle quote ne aggiungeva un altro non meno potente. Rappresentato dal fatto che, come molte ricerca hanno ampiamente dimostrato, non c’è nulla che riesce ad eccitare di più l’avversione della pubblica opinione nei confronti dell’immigrazione quanto l’annuncio dell’arrivo di nuovi stranieri. Tanto più se a farlo non è il governo nazionale ma un volto ignoto di quello dell’Unione.

L’Europa farà tesoro di tanto fallimento? Anche se la speranza è l’ultima a morire la risposta è no. Perché mancano le condizioni e le personalità politiche richieste per fare da noi in materia di immigrazione ed asilo quello che alla fine dell’800 fecero gli USA. Che tolsero il potere di controllo ai confini, fino ad allora nelle mani dei singoli stati, delegandolo all’autorità federale. E, al contempo, liberalizzarono la circolazione all’interno consentendo agli accolti di seguire e realizzare il proprio destino. Dove e come volevano.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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