Sull’immigrazione meglio i piccoli passi che il piagnisteo

Bravo Minniti! E’ questo il giudizio che, enfasi a parte, riteniamo doveroso opporre all’ondata di  querulo, inconcludente vittimismo nazionale che ha fatto passare in secondo piano i pochi ma concreti risultati strappati dal nostro ministro sull’emergenza immigrazione nella difficile riunione di ieri l’altro a  Tallin.

Un atteggiamento sbagliato. Non solo perché, visto la gravità situazione, anziché  coraggio e compattezza rischia di diffondere nel Paese, con la frustrazione, velleitarie e pericolose volontà di reazione. Ma soprattutto in ragione del fatto che è controproducente e autolesionistico indicare come prova  dell’altrui scarsa solidarietà questioni, come quella dell’apertura dei loro porti, che lo stesso nostro ministro ha confermato non essere tra i temi all’ordine del giorno. L’Europa può piacere o meno. Di sicuro, soprattutto su un tema delicatissimo come l’immigrazione e nei confronti di un paese con le carte non proprio in regola, arriva a decidere solo dopo un lungo, ponderato lavoro di preparazione.

Lentezze e limiti che non hanno però impedito all’Italia di portare a casa, al momento solo informalmente, dei sì altrui che fino a ieri sembravano se non impossibili certamente molto difficili. Innanzitutto i soldi: pochi ma freschi. Ai 35 milioni di euro aggiuntivi previsti per l’amministrazione degli Interni vanno aggiunti i 45 del progetto concordato con Bruxelles per rafforzare la guardia costiera e la polizia della disastrata Libia. Un finanziamento quantitativamente striminzito a confronto dei 6 miliardi di euro che hanno convinto la Turchia a chiudere la  rotta balcanica. Ma che politicamente lascia sperare. Solo l’Europa, e non l’ Italia da sola, può provare a mettere mano in loco quello che è il vero nodo di tutti i nostri guai. Un segnale tanto più importante perché, sia pur in modo non ben definito, per la prima volta si è cominciato a prendere in considerazione la necessità di coinvolgere negli interventi tre pezzi da Novanta: Egitto (forse è il momento di rimandare al Cairo il nostro ambasciatore), Tunisia ed Algeria.

Last but not least: il semaforo verde, strappato con le unghie e i denti, che ci autorizza a mettere ordine al disordinato, e da alcuni certamente strumentalizzato, traffico delle navi delle ONG  cui ogni giorno  migliaia di autostoppisti del mare  chiedono un passaggio.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

No Mare Vostrum

Un gioco di parole sull’espressione Mare Nostrum, come è chiamato il Mar Mediterraneo. Non vogliamo che il tema dei salvataggi sia oggetto di scontro tra le autorità di diversi Paesi, le ONG e l’Unione europea, ma che sia una responsabilità condivisa. Per questo diciamo No Mare Vostrum.

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