Sull’immigrazione negli USA l’ultimo scontro è sul censimento

In America dopo quello sul Muro è in atto sull’immigrazione un nuovo braccio di ferro: sul censimento della popolazione del 2020. Oggetto del contendere, in questo caso, la decisione dell’amministrazione Trump di reintrodurre tra le molte domande censuarie anche quella sulla cittadinanza abolita, dopo aspro contendere, nel lontano 1954.

Un quesito all’apparenza innocente ma che ha scatenato la reazione negativa dell’opposizione parlamentare democratica. Che la scorsa settimana ha votato alla Camera dei deputati una mozione di censura nei confronti del Ministro della Giustizia e del Segretario di Stato al Commercio accusati di reticenza sul vero perché di un quesito ritenuto intimidatorio nei confronti delle minoranze immigrate. E di 12 grandi stati, capeggiati da due pesi massimi del calibro della California e New York, che hanno addirittura intrapreso un’iniziativa legale con l’obbiettivo di impugnarne la legittimità. Preoccupati del fatto che non pochi tra i loro concittadini immigrati, diffidando o temendo che il quesito del censimento possa essere una “trappola” tesa dall’immigration dell’era Trump, decidano, per evitare guai, semplicemente di non rispondere al formulario consegnato dagli addetti al censimento. Il che determinerebbe, come prima ma non piccola conseguenza, un significativo scarto numerico tra i residenti ufficiali e quelli effettivi. Cosa che determinerebbe due possibili, negative conseguenze.

La prima economica. Visto che è la demografia la base di calcolo per il riparto dei trasferimenti finanziari dallo stato centrale a quelli locali.

La seconda politica. Molto più delicata. Visto che secondo la costituzione americana il peso dei collegi elettorali, e quindi quanti deputati e senatori gli stati possono nominare al Congresso, dipende dal numero dei residenti (a prescindere dalla cittadinanza). E’ questo il punto sul quale i dissidenti non intendono cedere al volere della Casa Bianca. All’inquilino della quale, anche se si dice sorpreso da tanto trambusto, non deve essere sfuggito il fatto che le regioni del Paese che rischiano di più dalla battaglia sul censimento sono tutte governate dai democratici.

Detto questo, però, obbiettività vuole che oltre a quelle dell’opposizione si tengano in conto anche le ragioni addotte da Trump. Il quale oltre a fare presente che prima di essere cancellato il quesito sulla cittadinanza aveva fatto parte dei censimenti decennali sulla popolazione svoltisi tra il 1890 e il 1950, ha tenuto anche a sottolineare, con un filo di ironia, che per una nazione è difficile etichettare la volontà di sapere esattamente quanti sono i suoi cittadini come un deficit di democrazia.