Sull’immigrazione USA l’ombra del settarismo

Per Biden la croce dell’immigrazione si fa sempre più pesante. Infatti agli attacchi da destra dei repubblicani che addebitano alla sua politica aperturista la colpa dell’arrivo al confine meridionale del paese di un numero senza precedenti di clandestini e minori non accompagnati, negli ultimi giorni si sono aggiunti quelli da sinistra.

Organizzazioni umanitarie ed esponenti di rilievo del suo partito, infatti, si sono rivoltati come un sol uomo contro la presidential determination di venerdì scorso. Nella quale si stabiliva che nell’anno fiscale 2021 gli USA avrebbero accolto non più di 15mila rifugiati. Una cifra considerata dai critici doppiamente inaccettabile. Perché identica a quella a suo tempo fissata da Trump con le "forbici". Ma, soprattutto, perché, come ha denunciato di fronte ad una folta platea di cronisti Pamila Jaypal, democratica di peso dello stato di Washington: “il Presidente ha tradito la promessa di riabilitare la nostra umanità umiliata da 4 anni di Trump elevando l’accoglienza dei rifugiati a 65mila nell’anno in corso ed a 125mila in quello successivo”. Una reazione che ha obbligato la Casa Bianca a fare rapida marcia indietro e promettere di alzare con un secondo provvedimento, che però a tutt’oggi non risulta firmato dal Presidente, il contestato tetto del primo.

Fin qui i fatti di una vicenda che rischia però di essere più complicata di quel che potrebbe, a prima vista, sembrare. A conferma della difficile sintonia esistente tra la prudenza politica di Biden e la radicalità delle attese di vasti settori della sinistra. Che anche se animata dalle migliori intenzioni, e quella dei rifugiati è sicuramente tra le più nobili, non sembra rendersi conto della situazione di ansia che si è creata nell’opinione pubblica del paese per l’ondata in arrivo dal centro-America di un numero senza precedenti di clandestini adulti e minori non accompagnati. Che anche se rappresentano un settore dell’immigrazione diverso da quello dei rifugiati hanno obbligato l’amministrazione al rispetto delle compatibilità “quantitative” degli stranieri in ingresso. Che se violate rischiano, all’opposto del programma pacificatore di Biden, di aggiungere nuove, pericolose tensioni a quelle che da tempo agitano il paese a stelle e strisce.

Usare la ragione in una materia delicata ed esplosiva come l’immigrazione non è mai stato facile. Ma in America dopo Trump sembra addirittura quasi impossibile. Anche per colpa dei media, sia conservatori che liberal, che prediligono dare spazio al settarismo più che al ragionevole ma noioso moderatismo.

Due esempi per tutti. Giorni addietro un ospite di Fox News, Jucker Carlson, in un programma di prima serata ha affermato come se nulla fosse “che il partito democratico sta tentando di rimpiazzare gli attuali elettori con quelli provenienti dal Terzo Mondo”. Mentre abbiamo avuto modo di leggere sul Washington Post dello scorso 13 aprile un editoriale di Catherine Rampell di cui vale la pena riportare l’incipit: “The most anti-refugee president in modern history may not be Donal Trump. Right now, it’s looking like Joe Biden”. Come si dice: a buon intenditor poche parole.