Sullo jus soli non ha poi tutti i torti

Non c’è dubbio che la ruvidezza con cui Donald Trump affronta le questioni indispettisca. Ma gli va riconosciuta la forza che serve per prendere di petto i tabù. Come testimonia il putiferio scatenato in America dalla sua uscita contro il cosiddetto jus soli. In base al quale chiunque nasce sul suolo americano diventa, a prescindere da qualsiasi altra condizione, cittadino made in US. Un diritto riconosciuto e ratificato dal Congresso nel 1868 e in quanto tale inserito come Emendament 14th della Costituzione americana. E successivamente confermato dalla Corte Suprema con una sentenza rimasta storica nel 1898. Quello della cittadinanza legata al luogo di nascita e non alla discendenza familiare (jus sanguinis) è un principio che, storicamente, gli Stati Uniti hanno ereditato dall’Inghilterra loro antica madre patria. Dove era stato sancito come legge della Corona in base alla Common Law nel lontano 1666.

Lo jus soli per un paese vasto quanto un continente ma con poche braccia ha per decenni rappresentato l’arma simbolicamente forse più convincente per attrarre a sé i popoli di mezzo mondo. Al punto di elevarlo ad emblema della sua unicità nazionale. Ma con il tempo la situazione è lentamente ma inesorabilmente cambiata. In primo luogo perché le nuove forme di comunicazione e la velocità dei trasporti espongono lo jus soli a stelle e strisce ad essere impropriamente utilizzato dal cosiddetto turismo delle nascite. Che rischia di colpire al cuore il valore simbolico che l’America ancora attribuisce alla cittadinanza e di trasformarlo da bene pubblico in un puro e semplice benefit privato. Ma anche perché nel mondo contemporaneo va maturando una nuova e più attenta sensibilità sull’importanza e la delicatezza che le questioni politiche, culturali e religiose connesse al tema della cittadinanza hanno per la comune convivenza. In ragioni delle quali The Birthright Lottery, la lotteria del diritto di nascita, come l’ha definita nel suo libro Ajelet Chachar, è più un ingombrante fardello del passato che un viatico per il futuro. Un problema che Trump, visto che è escluso che ne sia venuto a conoscenza leggendo, ha pensato bene di sollevare semplicemente fiutando l’aria dello scontro politico.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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