Superare la contrapposizione ius sanguinis-ius soli

Confusi dall'animato, infruttuoso dibattito della politica italiana sulla cittadinanza ai figli degli immigrati, abbiamo chiesto lumi al Prof. Alessio Rauti, docente di Diritto pubblico all'Università Mediterranea di Reggio Calabria, membro della neonata Accademia di Diritto e Migrazione che riunisce oltre duecento studiosi.

Quando si parla di concessione della cittadinanza a figli degli immigrati, la politica italiana si divide tra i sostenitori dello ius sanguinis e quelli dello ius soli. Ma questa contrapposizione, soprattutto guardando a cosa accade all'estero, non è largamente datata?

Comincio subito col dire che il punto centrale del discorso sulla cittadinanza riguarda non solo o tanto quello che pensano gli studiosi, ma il grado di competenza e consapevolezza raggiunto dall’opinione pubblica, ancora molto basso. È importante dunque qualunque opera di adeguata informazione sui differenti modi in cui questi due criteri di acquisto della cittadinanza possono essere (e siano) modulati nelle legislazioni statali. Ma la questione riguarda innanzitutto l’Italia: ad esempio, non credo sia ben chiaro che anche il nostro ordinamento prevede una specifica ipotesi di ius soli diretta ad evitare la creazione di situazioni di apolidia. La legge n. 91 del 1992 stabilisce infatti l’acquisto della cittadinanza alla nascita da parte dei minori nati nel territorio statale che, per diversi motivi, si ritroverebbero privi di qualsiasi cittadinanza: perché figli di apolidi, genitori ignoti o stranieri che non sono in grado di “trasmettere” loro la propria cittadinanza in base alla legge dello Stato cui appartengono. Insomma: uno ius soli c’è già nel nostro ordinamento e a questo si aggiunge la più nota forma ulteriore ed ibrida di tale criterio che consente l’acquisto della cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia che risiedano legalmente e ininterrottamente nel territorio dello Stato fino al compimento della maggiore età.
Se poi consideriamo le legislazioni degli altri Stati, ci accorgiamo che esistono ulteriori, differenti modalità di acquisto della cittadinanza in base ad un criterio temperato di ius soli e/o di un criterio corretto di ius sanguinis. Si aggiungono poi molti altri criteri: accanto a quelli assai noti della residenza prolungata sul territorio dello Stato, dell’adozione del minore straniero da parte di un cittadino, del matrimonio con un cittadino, va pure ricordato il c.d. ius culturae, legato alla frequenza da parte del minore straniero di uno o più cicli scolastici. È chiaro che rispetto sia allo ius soli che allo ius sanguinis può essere decisiva la Dea Fortuna, ma lo ius soli è decisamente più inclusivo, perché, a differenza dello ius sanguinis, può permettere agli stranieri che si trovano nel territorio di un altro Stato di far acquistare la relativa cittadinanza ai propri figli nati nel Paese, ancorché alle condizioni di volta in volta previste dalle legislazioni nazionali. Si tratta, dunque, di un criterio che, purché sapientemente modulato, può ben bilanciare il carattere tendenzialmente escludente dello ius sanguinis, senza per ciò impedire agli Stati un ragionevole controllo statale sui flussi migratori e sulla tenuta sociale.

Può spiegare ai nostri lettori quali sono a livello internazionale gli orientamenti prevalenti in materia di concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati?

Accanto ad una rivisitazione in senso più inclusivo delle norme che consentono l’acquisto della cittadinanza attraverso il legame con il territorio statale – come in Germania, dove attualmente bastano otto anni di residenza regolare – l’individuazione di criteri temperati di ius sanguinis e di ius soli costituisce la principale linea di tendenza riscontrabile nei Paesi europei. E va ricordato come anche Stati tradizionalmente legati al criterio del sangue, a partire dall’inizio di questo secolo hanno introdotto con intelligenza forme moderate di ius soli.
Se per lo ius sanguinis, la versione “pura” – priva di condizioni e senza limiti di generazioni – si ritrova oramai in pochi Paesi, fra cui l’Italia e solo parzialmente la Spagna (per alcuni adempimenti richiesti in alcuni casi ai figli nati all’estero), mentre molto più diffusa è la forma temperata (ad esempio, in Austria, Francia, Germania e Regno Unito), che pone ulteriori condizioni nel caso in cui il figlio di cittadino sia nato all’estero e/o impedisce la trasmissione della cittadinanza nel caso in cui il cittadino non risieda più da diverso tempo nel territorio dello Stato o la consente unicamente entro un numero limitato di generazioni.
Quanto, invece, allo ius soli, si possono distinguere almeno quattro forme temperate:
1) il c.d. doppio ius soli, in base al quale acquista la cittadinanza il minore se non solo quest’ultimo ma anche i genitori (o almeno uno dei due) sono nati nel territorio statale: in questo modo, lo straniero che si stabilisce regolarmente all’interno di un Paese diverso da quello di appartenenza può ben sperare che almeno i nipoti possano divenire cittadini di quello Stato. Il modello, in questo caso, è costituito dalla Francia, ma il criterio è presente anche in Spagna.
2) lo ius soli condizionato al possesso di alcuni requisiti da parte dei genitori del minore: a) il possesso di un permesso di soggiorno permanente o b) un certo numero di anni di residenza. Nel primo caso, il modello può rintracciarsi nel Regno Unito – in cui lo straniero nato nel territorio statale può essere registrato come cittadino, mentre è ancora un minore, se uno dei due genitori «becomes settled in the United Kingdom» (acquista, cioè, l’indefinitive leave to remain, ovvero il diritto di residenza permanente) – ma anche in Grecia. Per il secondo caso, ci si può riferire, ad esempio, all’ordinamento dell’Irlanda, la cui legge in materia consente l’acquisto della cittadinanza da parte dei figli di stranieri (o anche di un solo genitore) che abbiano legalmente risieduto, nell’arco dei quattro anni antecedenti alla nascita del figlio, per almeno tre anni sul territorio della Repubblica irlandese. In verità, un criterio simile si ritrova anche in altri Paesi europei, ma con effetti non automatici (Portogallo, Grecia e Belgio), mentre in altri casi la disciplina si presenta più variegata, come nel caso della Germania, in cui si richiede invece che il genitore vanti almeno otto anni di residenza regolare e sia titolare di un diritto di soggiorno (Aufenthaltsberechtigung) o, da almeno tre anni, di un permesso di soggiorno permanente (unbefristete Aufenthaltserlaubnis). Nel complesso tale tipologia di ius soli temperato si presenta maggiormente diffuso rispetto al “doppio ius soli” e appare decisamente più inclusivo: non a caso è stato adottato dall’Irlanda dopo aver abbandonato il criterio dello ius soli “puro” (senza condizioni) al fine di apportare a quest’ultimo una correzione ragionevole.
3) Lo ius soli temperato ibrido, che costituisce una vera e propria contaminazione fra le due forme di ius soli “temperato”, stabilendosi, ad esempio che acquista la cittadinanza di uno Stato chi nasce nel relativo territorio se anche un genitore vi sia nato e a) vi risieda regolarmente per un certo numero di anni – ad esempio: cinque negli ultimi dieci anni in Belgio oppure b) dalla nascita del figlio sia stato permanentemente domiciliato nel territorio dello Stato (come stabilito in Grecia).
4) Lo ius soli combinato con la residenza del minore costituisce un criterio che richiede all’interessato ulteriori condizioni oltre alla nascita nel territorio statale. Così, in Belgio e il figlio di stranieri nato nel territorio può acquistare la cittadinanza su richiesta al compimento dei diciotto anni, dimostrando la sua residenza continuativa ed interrotta (e in Olanda si richiede che il minore abbia scelto quello Stato come luogo principale della sua residenza). In Francia, invece, nel caso in cui i genitori non siano nati nel territorio francese, per le seconde generazioni si applica un criterio di naturalizzazione speciale, per cui il figlio nato nel territorio dello Stato da genitori stranieri nati altrove può rivendicare la cittadinanza a partire dall’età di sedici anni, se ha la residenza francese e l’ha avuta come residenza abituale per un periodo continuo o discontinuo di almeno cinque anni, dall’età di undici anni. Se la richiesta è invece presentata dai genitori, col consenso del minore, la cittadinanza francese può essere acquistata a partire dall’età di tredici anni, purché si dimostri che l’interessato abbia avuto la residenza abituale in Francia dall’età di otto anni. Nel Regno Unito, invece, acquista la cittadinanza lo straniero nato e vissuto per i primi dieci anni nel territorio dello Stato senza assentarsi per più di novanta giorni. In queste ultime ipotesi emerge un concetto di “comunità” intesa non solo come prossimità di luogo, ma anche come crescita interpersonale in un determinato territorio e, per certi aspetti, come risultato della volontà di rimanere, che molto spesso viene consacrata in una scelta finale compiuta dall’interessato. Peraltro tali requisiti costituirebbero non solo l’indice del rapporto continuativo col territorio statale, ma anche un importante veicolo di legami orizzontali con la società, tanto più necessari quanto più si presenti il rischio reale di gruppi familiari particolarmente chiusi. Peraltro, ben potrebbero rinvenirsi casi particolari in cui tale criterio viene associato con quello dello ius soli temperato, nella sua versione più inclusiva.
Infine, è possibile in alcuni casi rinvenire criteri misti di residenza e ius culturae. In tema, mi sembra significativo quanto disposto in Grecia dal codice della cittadinanza, secondo cui, previa dichiarazione congiunta e richiesta di registrazione da parte dei propri genitori, acquista la cittadinanza il figlio di stranieri che abbia completato con successo la frequenza di un ciclo scolastico per almeno sei anni in una scuola greca ed abbia risieduto «lawfully permanently».

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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