Tanti immigrati ma pochi i qualificati

Sono 15 milioni gli studenti stranieri negli Usa. Un numero che fa dei college e delle università a Stelle e Strisce i più ambiti al mondo. Nettamente distaccati i diretti competitori: Canada (4,4 milioni) e Regno Unito (3,4 milioni). La situazione, però, si ribalta per quanto riguarda gli immigrati altamente qualificati. Tanto è vero che secondo uno studio del Pew Research Center [1]solo un terzo (36%) dell’immigrazione Usa è laureata. Una percentuale di gran lunga inferiore a quella di altre economie avanzate: Canada (65%), Australia (63%), Gran Bretagna (49%), Svezia e Israele (40%). Un gap che non piace al Presidente Trump che ha annunciato di voler incentivare l’arrivo di “persone di talento”. Trovando, per una volta, il sostegno bipartisan di Repubblicani e Democratici. Ma dall'analisi del think tank di Washington emerge che in America il vero ostacolo al reclutamento dei “cervelli” è il macchinoso sistema dei visti e dei permessi. I più ambiti dei quali restano sempre i cosiddetti H-1B, riservati all'ingresso di dipendenti specializzati. L’unico problema è che sebbene questo modello di visti sia entrato in vigore con l'Immigration Act del 1990, riguarda un numero di aspiranti immigrati piuttosto limitato. Basti ricordare che dal 2005 il Congresso ne ha fissato il tetto a 65.000 l’anno, più 20mila per gli stranieri che hanno conseguito un master nei campus yankee. Con il risultato che anche per gli “high-skilled”, così come per tutti gli altri immigrati, l’unica carta che resta è quella della “lotteria”.