Terroristi e clandestini hanno due padroni diversi

I terroristi non si fidano dei trafficanti di essere umani. Sono due mondi a parte. Che solo la superficialità dei mezzi di comunicazione confonde e mette insieme. Questo il pezzo forte che emerge dall’ultimo rapporto Europol. Per la massima autorità di polizia europea, lo tsunami migratorio che negli ultimi due anni si è abbattuto nel Vecchio Continente, contrariamente a quanto sostenuto da più parti, non ha e non è stato alimentato dal terrorismo internazionale.

Per i “poliziotti europei”: “members of terrorist groups of returning foreign fighters with EU nationality…tipically do not rely on the facilitation service offered by migrant smuggling networks”. Insomma i terroristi non salgono a bordo dei barconi con destinazione Lampedusa o Lesbo per entrare, come falsi richiedenti asilo, nell’UE. Ma c’è di più. Perché per gli esperti di Europol i terroristi del Califfo non solo non si camuffano tra i rifugiati, ma non mettono neanche le mani nel business super milionario che gira intorno ai poveri disperati pronti a pagare migliaia di euro pur di lasciarsi alle spalle guerre e sangue.

Ma le novità non finiscono qua: “90% of the more than 1 million irregular migrants surged into Europe last year had used service provided by criminal networks and their associates.” Tradotto: la stragrande maggioranza dei profughi per arrivare a bussare alla nostra porta è diventato clandestino salendo a bordo di un “taxi” illegale guidato da un criminale senza scrupoli. Che, a differenza dei soldati dell’ISIS, compie illeciti semplicemente per fare quanti più soldi possibili. Professionisti del crimine, devoti non ad Allah ma al dio denaro, che sono il “feed off”, la benzina che alimenta il motore della potente macchina del racket dell’immigrazione clandestina che vanta un giro di affari annuo stimabile tra i 3 e i 6 miliardi di euro.

Un fiume di denaro di cui beneficiano a vari livelli, a seconda dei ruoli, oltre 40 mila affiliati provenienti da più di 100 paesi con una netta maggioranza di bulgari, egiziani, ungheresi, iracheni, kosovari, pachistani, polacchi, rumeni, serbi, siriani, tunisini e turchi. Che, nei punti nevralgici dell’immigrazione internazionale, possono avvalersi, come veri e propri hotspot illegali, di 11 centri di raccolta e smistamento “clienti”: Amman, Algeri, Beirut, Bengasi, Cairo, Casablanca, Istanbul, Ismizir, Misurata, Oran e Tripoli. Sta qui la soluzione dell’emergenza immigrazione in Europa: basta copiare ed eseguire l’impeccabile modus operandi della criminalità organizzata.

Giuseppe Terranova

Vice-direttore di West. Docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Geopolitica e Geoeconomia all'Università Niccolò Cusano di Roma. Insegna nei Master in Governo dei flussi migratori e African Studies della Link ...

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