Tocca a noi non agli immigrati fare i figli

Non saranno gli immigrati a tirare l’Italia fuori dall’inverno demografico in cui versa da anni. Visto che anche su questo fronte la pandemia sembra solo avere accelerato trend noti da tempo: gli italiani fanno sempre meno figli e gli immigrati, a loro volta, sembrano avere adeguato assai in fretta i lori comportamenti riproduttivi a quelli dei nazionali.

A dare questa che è sicuramente una brutta notizia per i tanti secondo i quali l’immigrazione rappresenta un’efficace terapia per la nostra “malattia demografica”, è stato il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. Che ieri, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ha avuto la schietta lucidità di spiegare che alla radice del “buco nero” delle nascite nel Bel Paese ci sono mali che da troppo tempo autorità di governo e pubblica opinione fanno a gara nel fare finta di non vedere. Tanto è vero che, salvo improbabili sorprese, il 2020 si dovrebbe chiudere, come avviene ormai sistematicamente da dieci anni a questa parte, con un numero di nuovi nati inferiore ai 500 mila (erano più di 1 milione nel 1964). E, contemporaneamente, con un simmetrico calo dei neonati delle famiglie straniere: 60 mila contro una media annua che in passato era di 80 mila.

Sono numeri che sul rapporto tra immigrazione e demografia indicano due verità che nel nostro confuso e ideologizzato dibattito non trovano l’attenzione dovuta.

La prima, le culle vuote non le riempiono gli immigrati. In cima alle priorità di chi arriva per ragioni economiche nel nostro paese, c’è, infatti, il miglioramento degli standard di vita. Gli immigrati, come molti giovani autoctoni, sanno benissimo che in un Paese come l’Italia, l’ambizione di prendere l’ascensore sociale mal si concilia con quella di mettere su famiglia. Ecco spiegato perché sia gli autoctoni che gli immigrati in Italia tendono, sia pur in proporzioni diverse, a fare sempre meno figli, in età avanzata con un tasso di fertilità ormai decisamente inferiore ai 2 figli per donna, considerata la soglia minima di sostituzione generazionale.

La seconda, dietro il consolidato e malandato trend demografico italiano ci sono carenze di servizi e aiuti alle famiglie che impediscono una positiva quanto indispensabile conciliazione tra i tempi di vita e quelli di lavoro. Sono anni che si accavallano le denunce sulla carenza degli asili nidi e dei centri estivi per l’infanzia, solo per fare alcuni esempi. Il COVID-19 le ha semplicemente confermate moltiplicandole.