Togliere la cittadinanza al foreign fighter è un rompicapo

Come processare i cittadini che dopo aver lottato per l'Isis (foreign fighter) tornano a casa è per mezzo Occidente un vero e proprio rompicapo giuridico. Ne abbiamo parlato con con Andrea De Petris, ricercatore di diritto costituzionale all'Università Giustino Fortunato di Benevento e membro dell'Accademia Diritto e Migrazioni [1] che riunisce oltre duecento esperti internazionali della materia.

1) Sulla base di un vecchio principio nazionalista, in molti paesi UE sono in vigore leggi che prevedono la perdita dello status civitatis per i cittadini che si arruolano nell'esercito di uno Stato straniero. Di recente la Germania è andata oltre proponendo la perdita della cittadinanza tedesca per i titolari di doppia cittadinanza che militano in movimenti terroristici come l'Isis. Dal punto di vista giuridico quali possono essere le criticità nell'approvazione di una norma di questo tipo?

In primo luogo è opportuno ribadire che per ora si tratta di una mera proposta congiunta dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia, guidati rispettivamente da Horst Seehofer (CSU) e Katarina Barley (SPD). Secondo l’ordinamento giuridico tedesco, la possibilità di privare un individuo della propria cittadinanza risulta tuttavia alquanto problematica. In termini generali, sono tre le vie per procedere alla denaturalizzazione di un individuo: revoca, perdita e ritiro della cittadinanza. In Germania, tuttavia, la revoca della cittadinanza è tassativamente vietata dall’art. 16 della Legge Fondamentale, né è consentita l’estradizione all’estero di un cittadino tedesco come conseguenza della privazione della cittadinanza. Questa norma trova una sua giustificazione storica nella pratica dell’espatrio di massa di cittadini tedeschi di etnia ebraica da parte del regime nazista.

La seconda modalità è la perdita della cittadinanza, che avviene quando si acquisisce una cittadinanza straniera, o quando un cittadino si arruola volontariamente nelle forze armate di un altro Stato. Tuttavia, questa via si applica solo per l’ingresso in eserciti regolari, non per le milizie di attori non statali, tra i quali si può a buon ragione ricomprendere anche l’ISIS. Il terzo caso è il ritiro della cittadinanza. Questo può accadere nel caso in cui una persona abbia fornito false informazioni durante il processo di naturalizzazione. Se ciò può essere dimostrato, è possibile procedere alla revoca dell’atto di naturalizzazione. Pertanto, è necessario in ogni caso conoscere a fondo ogni singolo caso nel quale si volesse tentare di denaturalizzare un cittadino tedesco, dal momento che la sottrazione della cittadinanza comporta una perdita tale di diritti che rischia di compromettere seriamente la condizione giuridica dell’interessato. Cosa di cui l’ordinamento tedesco è perfettamente consapevole.

La proposta di legge in discussione in questi giorni si applicherebbe soltanto a cittadini maggiorenni ed in possesso di una seconda cittadinanza, essendo altrimenti tassativamente escluso che lo Stato tedesco possa trasformare in apolide un proprio cittadino, quali che siano i reati di cui costui possa essersi reso colpevole: lo status di cittadino, infatti, è connesso alla titolarità di una serie di diritti imprescindibili per il singolo individuo che la Germania è tenuta a riconoscere e garantire.

2)  Ipotizziamo che un foreign fighters tunisino nato in Germania, sulla base della nuova norma, perda la cittadinanza tedesca. Rimarrebbe, così, senza cittadinanza nel paese nativo ma con quella dello Stato di origine dove, magari, non è mai andato. C'è in questo il rischio di una violazione dei diritti che rievoca i fantasmi di antiche derive autoritarie? E, in ogni caso, è necessario un processo (in contumacia?) o un semplice atto amministrativo?

Come detto, poiché siamo ancora in una fase teorica, non è possibile sapere se e come il provvedimento in discussione diventerà legge. Ad ogni modo, rispetto all’ipotesi prospettata nella domanda, va precisato che esiste un generale obbligo per gli Stati di riprendere i propri cittadini impegnati in conflitti informali all’estero, come potrebbe essere il caso della cd. “guerra dell’ISIS”. Nella fattispecie in oggetto, quindi, sussisterebbe innanzi tutto un primario obbligo della Germania di riprendere un proprio cittadino foreign fighter: il fatto che questi disponga di una seconda cittadinanza, infatti, non fa venire meno il dovere della Germania di ricondurlo sotto la custodia delle proprie forze di sicurezza, né sarebbe consentito privare l’interessato della cittadinanza tedesca per evitare di ottemperare all’obbligo di riportarlo in patria.

Un altro aspetto di cui si discute in queste settimane in Germania riguarda l’eventualità che la persona in esame, al momento della sua naturalizzazione abbia taciuto la propria vicinanza a gruppi radicali: in questo caso, secondo alcuni esperti, la cittadinanza potrebbe essere revocata. Questa convinzione muove dal fatto che la naturalizzazione può essere negata a chi persegua finalità inconciliabili con l’ordinamento giuridico della Bundesrepublik. Gli scenari sono due.

Qualora nel corso del processo di naturalizzazione vengano dimostrati comportamenti antidemocratici ed antisistema messi in atto dall’individuo in procinto di divenire cittadino tedesco, il processo potrebbe essere legittimamente interrotto.

Diverso sarebbe il caso di un cittadino naturalizzato che commettesse azioni contrarie all’ordinamento giuridico della RFT successivamente al conseguimento della cittadinanza tedesca: inoltre, nei casi in cui il processo di naturalizzazione si sia già concluso, sarebbe estremamente difficile stabilire se un combattente dell’ISIS naturalizzato fosse radicalizzato prima o dopo il conseguimento della cittadinanza tedesca, rendendo soprattutto nel secondo caso estremamente complessa la sua eventuale denaturalizzazione.

A tutto questo va aggiunto che una eventuale nuova norma si applicherebbe solo a casi di foreign fighters unitisi alle milizie dell’ISIS successivamente all’entrata in vigore della norma in questione, escludendo dunque tutti i casi di miliziani dello Stato Islamico già in mano alle autorità tedesche: ogni caso di applicazione retroattiva sarebbe dunque tassativamente vietato. Infine, per concludere sul punto, nei rari casi residui in cui potrebbe venire in discussione la denaturalizzazione di un cittadino, questa potrebbe aver luogo solo a seguito di comportamenti liberamente posti in essere dall’interessato che dimostrassero chiaro ed esplicito rifiuto nei confronti della Germania, ma non in virtù di unilaterali esigenze di sicurezza sollevate dalle autorità tedesche.

3) Mettendo da parte il nodo della doppia cittadinanza, rimane il problema di come processare, per reati compiuti fuori dal territorio nazionale, i foreign fighters che tornano, ad esempio in Germania, dopo aver combattuto in Siria per l'Isis. Quali sono i possibili strumenti giuridici da adottare?

Per quanto riportato più sopra, ne consegue che un ipotetico foreign fighter di cittadinanza tedesca catturato in Siria andrebbe comunque riportato in Germania, e comunque mai prima di una sua corretta identificazione: questo significa che rappresentanti delle autorità tedesche dovrebbero recarsi in Siria per accertarne l’identità e dimostrare la sua affiliazione alle milizie dello Stato Islamico. Ove queste condizioni ricorrano, sarebbe dunque previsto che l’interessato venga ricondotto in Germania, sconti eventuali sanzioni detentive a cui fosse stato condannato, e solo allora potrebbe essere eventualmente espulso verso un altro Paese di cui detenesse la cittadinanza. Nemmeno in questo frangente, tuttavia, sarebbe prevista la revoca della cittadinanza tedesca.

Inoltre, essendo nel frattempo trascorsi verosimilmente molti anni dall’inizio del procedimento, sarebbe da accertare se sussista ancora un interesse da parte delle autorità tedesche a procedere all’espulsione dell’interessato. In ogni caso, si renderebbe sarebbe assolutamente imprescindibile una decisione dell’autorità giudiziaria per procedere in tal senso, non potendosi in nessun modo considerare sufficiente un provvedimento di carattere amministrativo, dal momento che sono in gioco diritti fondamentali dell’individuo.