Troppe e pretestuose le critiche al Patto UE sull’immigrazione

In Italia, un fuoco incrociato di critiche, da sinistra e da destra, ha accolto la proposta di un nuovo Patto sull’immigrazione e l’asilo, presentata dalla Commissione Europea lo scorso 23 settembre.

Da sinistra si denuncia la deriva securitaria dell’esecutivo di Bruxelles, soprattutto laddove propone di rafforzare il sistema europeo di rimpatrio dei falsi richiedenti asilo.

Da destra se ne denuncia, invece, la deriva umanitaria perché incentrato unicamente sull’accoglienza e su una redistribuzione non obbligatoria che continuerebbe a lasciare sola l’Italia nell’adempiere l’onere della prima assistenza e accoglienza dei nuovi arrivati.

La cosa più curiosa è che ad accomunare entrambi i fronti è il piagnisteo per la mancata riforma del Regolamento di Dublino. Un j’accuse bipartisan assolutamente pretestuoso perché fa finta di non sapere che nell’ordinamento europeo un Regolamento (in questo caso quello di Dublino) non può essere modificato da una Comunicazione (questa lo strumento giuridico scelto dalla Commissione per presentare il nuovo Patto). Mentre si preferisce non notare i tanti spunti innovativi che il testo contiene. A partire dal fatto che per la prima volta si consente agli Stati non direttamente interessati dalla pressione migratoria di sostenere quelli che si trovano in prima linea, con la redistribuzione o, in alternativa, contribuendo alle complesse operazioni di rimpatrio.

Sembra quasi che i due estremi, buoni e cattivi, che da anni dominano il dibattito italiano sull’immigrazione, abbiano già da tempo firmato un loro tacito Patto che li unisce nella lotta, sia pur da posizioni opposte, per mantenere irrisolta la questione migratoria. Per la semplice ragione che in caso contrario, entrambi rischierebbero di perdere la rendita di posizione che li tiene in vita.

Ciò premesso, si potrebbe obiettare perché la Commissione abbia scelto il debole strumento giuridico della Comunicazione, non vincolante per gli Stati membri, per indirizzare i governi nazionali su un tema così divisivo e spinoso.

La verità è che quello presentato l’altro ieri è un prodotto semilavorato. Saranno le trattative in seno al Consiglio e al Parlamento europeo a renderlo un prodotto finito o a cestinarlo in assenza di un accordo. Sta qui la ragione di un documento, a tratti forse complesso, che lascia ai negoziati tra i governi il compito delle cruciali cuciture e rifiniture finali.

Se dovessimo fare una lista dei punti sui quali è sperabile che le trattative intergovernative facciano passi avanti, ne potremmo indicare tre:

-Istituzione di un sistema europeo di controllo e identificazione degli ingressi alle frontiere esterne UE. Questo consentirebbe di garantire, in tempi snelli, una netta distinzione tra gli immigrati irregolari da rimpatriare e richiedenti asilo da accogliere.

- Creazione di un sistema europeo di rimpatrio degli immigrati irregolari.

- Armonizzazione delle politiche nazionali di soggiorno e ingresso degli immigrati economici nell’UE.

Tre mosse che consentirebbero di fatto di andare ben oltre la riforma del Regolamento di Dublino.