Trump cerca di rimettersi in carreggiata

Trump più che malato, come invece molti avevano desunto (e forse sperato!) dai segni di malessere avuti in occasione della sua visita all’accademia militare di West Point, sembra vivo e vegeto. Soprattutto politicamente. Visto che negli ultimi giorni è riuscito a rompere l’accerchiamento in cui si era cacciato reagendo malamente alle sacrosante dimostrazioni di protesta scoppiate dopo che a Minneapolis si era perpetrata l’ultima, ennesima esecuzione di un uomo di colore da parte della polizia.

Un passo falso che per la sua protervia poteva costargli molto caro. Per gli americani di qualunque colore politico è infatti inaccettabile che il Presidente degli Stati Uniti esca dalla Casa Bianca brandendo la Bibbia a fianco del Generale in capo dell’esercito. E per raggiungere la chiesa del quartiere pretenda di far sloggiare dalle forze dell’ordine i manifestanti che gli ostacolano il cammino. Ma quando nessuno se lo aspettava ecco il colpo di scena. Lunedì scorso i giudici della Corte Suprema con il decisivo voto del super conservatore Neil Gorsuch, che proprio Trump tra mille critiche aveva imposto all’indomani della sua elezione, hanno preso due decisioni a dir poco storiche.

La prima relativa alla condizione dei transgender. Che secondo i supremi magistrati, in base a quanto stabilito dal Civil Rights Act del 1964, ha il diritto di essere tutelata contro ogni forma di discriminazione.

La seconda, che pur avendo attirato meno attenzione della prima, rischia di essere non meno rivoluzionaria. Perché riguarda la scottantissima materia dell’immigrazione. La Corte, infatti, sempre con l’inatteso sì della sua maggioranza di destra, ha rifiutato di accogliere in giudizio il ricorso degli avvocati del Presidente contro la democratica California. Che per anni si è opposta alle ingiunzioni della Casa Bianca di far collaborare la polizia statale con quella federale nella caccia agli immigrati clandestini presenti sul suo territorio. Due novità alle quale nelle ultime ore se ne aggiunta una terza da Washington.

Il Governo, che fino a ieri aveva sempre detto di no, ha infatti deciso, superando resistenze ed oltranzismi di ogni tipo, di dare ascolto all’umore del Paese varando un progetto di riforma della polizia. Che, per quello che è dato sapere, non è lontano, almeno nelle intenzioni, dal Justice in Police Act presentato a tamburo battente la scorsa settimana dai parlamentari dell’opposizione democratica.

 Un bel cambiamento, non c’è che dire. Che se sommato alla forte ripresa segnalata negli ultimi giorni dai principali indicatori dell’economia potrebbe consentire a Trump di riguadagnare la carreggiata elettorale che nelle ultime settimane sembrava, invece, avere irrimediabilmente perso.