Trump minaccia ma non chiuderà il confine

Con l’immigrazione vince in politica chi la drammatizza. Una regola che Trump conosce ed usa come pochi. Tanto è vero che alla fine della scorsa settimana, resosi forse conto che le difficoltà politiche e giudiziarie frapposte alla costruzione del Muro anti clandestini con il Messico rischiavano di dare ossigeno alla dura campagna dei democratici contro la sua linea anti immigrati, ha deciso di cambiare “cavallo” e rilanciare. Minacciando, di fronte al crescente afflusso di stranieri irregolari dallo stato centro americano verso i confini del paese, di chiudere gli ingressi di frontiera.

Una possibilità che pur se solo annunciata è riuscita, per la sua enormità, nell’obbiettivo di rinfocolare l’ansia della pubblica opinione statunitense sull’immigrazione. Un tema che nella strategia del Presidente, essendo stato di grande aiuto per la conquista della Casa Bianca nel 2016, potrebbe rappresentare, insieme al buon andamento dell’economia, il vero asso nella manica per la sua eventuale ma al momento tutt’altro che scontata rielezione nel 2020. A costo, però, di correre dei seri, serissimi rischi. Infatti chiudere i confini con il Messico determinerebbe una vera e propria soluzione di continuità nelle relazioni geopolitiche tra due nazioni amiche ed alleate. Che, insieme al Canada, rappresentano da sempre un elemento di storica stabilità per il continente americano. Ed un unicum nella storia del Secondo Dopoguerra. Visto che la sola volta in cui una misura del genere è stata messa in atto risale alle concitate ore successive all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York.

Ma i problemi non finiscono qui. Per la semplice ragione che un alt ai corridoi di comunicazione Usa-Messico avrebbe enormi conseguenze negative per l’economia del paese a stelle e strisce. Che rischia non solo un pesante rallentamento dell’export verso quello che rappresenta il suo terzo partner commerciale in assoluto. Ma anche serie difficoltà nell’approvvigionamento dei semi lavorati di cui la produzione industriale abbisogna come il pane.

A puro titolo indicativo vale forse la pena ricordare che in base alle statistiche del National Foreign Trade Counsil americano i numerosissimi port entry dislocati lungo l’immenso confine che si estende dalla California al Texas vengono annualmente attraversati da non meno di 500mila giganteschi tir carichi all’inverosimile di ogni tipo di merci . Dati che se sommati ai non semplici procedimenti istituzionali che la legge impone di rispettare (informare il Congresso, trattare con il sindacato degli agenti dell’immigration e delle dogane etc.) prima di procedere alla chiusura dei confini, rendono legittimo il dubbio che per Trump non sarà facile andare oltre l’annuncio. Scegliendo di incassare il “dividendo politico” che gli interessa senza però contrariare l’umore (ed i profitti) del big business da sempre schierato al suo fianco.

Guido Bolaffi

Direttore di WEST. Laureato con lode in Lettere e Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1969, consegue il diploma di specializzazione in Sociologia e Ricerca Sociale nel 1972. È ...

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